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L’Asia guarda a Mps, il titolo corre

Che si tratti del gruppo assicurativo cinese Hanwha Asset Management, dell’aggregazione con un altro gruppo bancario italiano o dell’ingresso del Tesoro nell’azionariato, al mercato è sufficiente la prospettiva di un rafforzamento del capitale di Banca Monte Paschi di Siena per premiare il titolo con una pioggia di acquisti. Tanto che ieri le azioni, dopo un breve passaggio in asta di volatilità su un allungo che aveva portato il titolo a guadagnare oltre l’8%, hanno chiuso le contrattazioni mettendo a segno un progresso del 5,88% a 0,51 euro.
Certo l’arrivo di capitali freschi, magari dall’Asia, potrebbe essere una soluzione per la ricapitalizzazione da 3 miliardi di euro che attende la banca nel secondo trimestre dell’anno. La conferma di un interesse di investitori asiatici verso l’Europa, come scritto ieri dal Wall Street Journal, viene anche da ambienti finanziari italiani, che sottolineano come negli ultimi mesi si siano intensificati incontri con investitori, in particolare cinesi, interessati all’«asset class» Italia. D’altra parte, però, viene precisato come l’interlocuzione con determinate realtà non sia sempre semplice e che portare a termine un’operazione in tempi rapidi non è scontato. Il nome che è stato riportato dalla stampa è quello del gruppo assicurativo statale cinese Hanwha Asset Management, ma un loro portavoce, contattato da Reuters, ha dichiarato di non aver mai sentito parlare di Mps.
Sopravvive, poi, l’ipotesi di un’aggregazione tutta italiana, spinta anche dalla riforma delle Popolari che ormai sembra essere scontata. In questo caso il partner per eccellenza viene indicato in Ubi, che ieri in Borsa ha ceduto lo 0,23% terminando le contrattazioni a 6,6 euro per azione. Della partita potrebbe far parte anche il Banco Popolare, ieri poco mosso a 12,77 euro. Ma al momento sono tutte ipotesi di scuola, anche se ben viste dal mercato: «Crediamo che l’integrazione di Mps con un altro gruppo bancario aiuterebbe la società a ripristinare una redditività ordinaria coerente con il suo costo del capitale, mentre un puro partner finanziario non accelererebbe il processo» scrive Banca Imi in una nota.
Oltre ai rumours del week end, hanno contribuito a spingere il titolo anche i report degli analisti. «Troppo a buon mercato per essere ignorata», sentenzia, ad esempio, Exane Bnp Paribas sull’istituto senese con la conferma del giudizio “outperform”. Anche se aggiunge: «Mps non è un titolo per deboli di cuore e le prospettive in termini di capitale sono basse». Tuttavia, però, «la società sarebbe la maggiore beneficiaria di una bad bank italiana» e il titolo ha spazio per ulteriore crescita per l’M&A, osservano da Exane. Secondo i dati di bilancio di Mps, a fine 2014 il gruppo ha registrato un’esposizione netta in termini di crediti deteriorati pari a circa 23,1 miliardi di euro, in aumento del 10,2% rispetto a fine dicembre 2013, sulla quale incidono gli effetti del recepimento degli esiti del Credit File Review e l’applicazione della nuova policy contabile di Gruppo conseguente all’asset quality review. Un fardello di cui l’istituto potrebbe liberarsi.
Non ultima fra le motivazioni dei rialzi, poi, la prospettiva di un ingresso dello Stato italiano nel capitale, attraverso il pagamento in carta degli interessi dei cosiddetti Monti bond. Il predidente Alessandro Profumo, in un’intervista al Sole24Ore di sabato, aveva precisato a riguardo che «non c’è nessun intervento dello Stato in Mps. C’è solo un contratto, quello firmato due anni fa per i Monti bond, che prevede l’obbligo di pagare allo Stato gli interessi del prestito in azioni e non per cassa, laddove la banca sia in perdita. Era tutto noto fin dall’inizio». Proprio per questo Profumo si è detto sorpreso per alcune interpretazioni di parziale «nazionalizzazione» della banca. In prospettiva, comunque, prevede che il Tesoro non sarà un investitore attivo ma finanziario, senza rappresentanza in consiglio di amministrazione.

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