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«Lascio l’Expo, il Governo fa poco»

«Qualche giorno fa ho rimesso al Governo l’incarico di commissario straordinario per l’Expo». Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia rompe la prassi dei saluti introduttivi “cerimoniosi”, ma privi di novità e all’assemblea di Assolombarda dà una notizia, non proprio rassicurante. «Scelta sofferta ma obbligata – spiega dettagliando il contenuto della lettera inviata venerdì scorso a Monti – per l’insufficiente attenzione di Governo e Parlamento nei confronti dell’evento: è un atto di responsabilità e non di disfattismo». Pisapia rimette il mandato denunciando un clima «troppo tiepido a livello nazionale, dove è indispensabile che ci sia chi, per il Governo, si dedichi a tempo pieno a Expo». In serata arriva la replica di Palazzo Chigi, che «nell’auspicare un opportuno ripensamento, ribadisce la strategicità dell’evento, per Milano e per l’Italia. «Sarà un evento universale – aggiunge il Presidente del Consiglio – dal quale ci si può attendere significative ricadute per l’intero sistema economico italiano, e ciò può avvenire solo con l’impegno collettivo di tutte le istituzioni, centrali e locali, e delle forze sociali. Il Governo ha sempre confermato, anche nell’aggravato contesto economico e finanziario, gli impegni assunti e le spese previste dal bilancio dello Stato. Io stesso ne ho parlato in tutti gli incontri internazionali ai quali ho partecipato in questi mesi, auspicando una qualificata partecipazione all’evento del 2015». Alle richieste di Pisapia Palazzo Chigi risponde comunque nei fatti, istituendo presso la Presidenza del Consiglio un tavolo «per rafforzare ulteriormente l’azione del Governo centrale, in funzione di indirizzo e sostegno all’opera dei Commissari straordinari». Tavolo composto dallo stesso Monti, dal Vice Ministro Vittorio Grilli, dal Vice Ministro Mario Ciaccia, dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Paolo Peluffo e dal Sottosegretario agli Esteri Marta Dassù. La cui azione tuttavia «potrà essere utile quanto più forte sarà l’impegno operativo a livello territoriale da parte degli enti incaricati, veri protagonisti del successo dell’iniziativa». Palazzo Chigi replica anche alle “accuse” di disinteresse chiarendo che la bozza dell’accordo di sede è all’esame del Bie, che il Governo ha riattribuito i poteri derogatori emergenziali anche all’evento Expo, mentre sulla necessità di deroga al patto di stabilità per 130 milioni all’anno resta il «no» della Ragioneria Generale. Palazzo Chigi interviene per rilanciare un progetto che non sembra nato sotto una buona stella, considerando gli oltre due anni passati tra baruffe inspiegabili di Regione e Comune per la disponibilità del sito, l’avvicendamento di diversi manager alla guida della società operativa, per finire con l’inchiesta per turbativa d’asta aperta dalla Procura di Milano sull’unica gara fin qui aggiudicata. L’annuncio di Pisapia, era stato accolto con varie sfumature dalle altre istituzioni, con il presidente della Provincia Guido Podestà che interpretava la mossa come un «richiamo verso l’Esecutivo» e il governatore Roberto Formigoni che prima plaudeva all’iniziativa, ma poi rettificava, pensando all’incontro odierno della delegazione italiana al Bie e definendo questo il momento meno opportuno per dare le dimissioni.
Compatta Confindustria nel chiedere una svolta, con il presidente Giorgio Squinzi che chiede di passare dal dire al fare, giudica positivamente il richiamo di Pisapia al Governo e ricorda «il ritardo di questi anni, che ci ha molto preoccupato». Anche il presidente di Assolombarda chiede «un cambio di marcia» e auspica un salto di qualità nella presenza del Governo sul progetto: «Seria e legittima la questione posta da Pisapia – spiega Alberto Meomartini – il problema è capire chi coordina il progetto, perché per il successo dell’Expo non basta che ciascuno faccia bene la propria parte. Il tema delle risorse viene dopo, anche perché battere cassa senza governance non ha senso. Credo sia giusto capire che ruolo voglia avere il Governo in questo evento. Mi piacerebbe poter avere un punto di riferimento costante, qualcuno che tiri le fila». Analoga la posizione di Diana Bracco, presidente di Expo 2015, che chiede «l’apertura di un tavolo permanente a Roma, andando oltre la presenza del Governo nel Cda». Istanze espresse in giornata, a cui risponde la replica di ieri sera di Palazzo Chigi, con il tavolo di coordinamento incardinato nella Presidenza del Consiglio.

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