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L’articolo 18 si farà, ma a fine confronto

di Davide Colombo

Dopo il terzo round di colloqui a palazzo Chigi il confronto tra governo e parti sociali sulla riforma del mercato lavoro fa un salto di qualità. E a dimostrarlo non sono solamente le dichiarazioni dei big in conferenza stampa («è l'inizio concreto della trattativa», dice Emma Marcegaglia; «il negoziato ora parte con il piede giusto» conferma Susanna Camusso; «è un fatto molto importante» dicono Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni).
A riprova del fatto che finalmente si entra nel vivo ci sono gli ulteriori incontri bilaterali pomeridiani che il ministro, Elsa Fornero, ha avuto dopo la plenaria in sala verde e la convocazione di un nuovo appuntamento collettivo lunedì prossimo, questa volta al ministero del Lavoro, per approfondire le proposte di riordino degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive per l'occupazione.
Ieri ad aprire l'incontro con un'illustrazione dei contenuti sui quali la convergenza tra le parti è più avanzata è stato il presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, nelle vesti di inedito portavoce di tutti i presenti, al netto del distinguo che hanno voluto puntualizzare i rappresentanti di Rete Imprese Italia. I temi «che uniscono» ha detto, sono numerosi: la revisione delle tante forme contrattuali esistenti, il contrasto agli abusi sui contratti a tempo determinato o delle false partite Iva, il rilancio dell'apprendistato, il riordino dei servizi per l'impiego. Il tema su cui restano le distanze, ha confermato Mussari, è la flessibilità in uscita, vale a dire la modifica delle norme sui licenziamenti. Tema che resta al centro del confronto ma che verrà discusso solo alla fine, ha risposto il ministro: «Io vi ho illustrato la filosofia del governo – ha scandito Elsa Fornero – . Ma deve essere chiaro che il tema del riordino dei contratti e delle flessibilità in entrata è subordinato al tema della flessibilità in uscita. Ma lasceremo per ultimo questo tema su cui voi non avete trovato un punto di convergenza». Insomma nessun aut aut e la conferma che il metodo del «dialogo aperto», al netto delle polemiche delle ultime settimane, sembra aver funzionato. Da lunedì l'approfondimento sarà già nel dettaglio, assicurano più fonti. Che, per esempio, confermano come il riordino degli ammortizzatori sociali nella prospettiva di un'estensione delle tutele mantenendone la base assicurativa, si farà ma a decorrere dalla seconda metà del 2013, quando si spera di essere usciti dalla nuova recessione in cui è ripiombata l'economia italiana.
Sul punto non tutti sono d'accordo fino in fondo. Rete Imprese Italia, che oggi tornerà a vedere il ministro, teme un aumento del carico contributivo sulle piccole imprese artigiane e commerciali e, per questo, chiede di vincolare i versamenti all'effettivo utilizzo di quelle che saranno le future casse integrazioni, indennità di mobilità e indennità di licenziamento.
Sul fronte delle politiche attive per l'impiego l'attenzione massima è concentrata sull'apprendistato: deve diventare il contratto tipico di accesso al mercato del lavoro dei giovani, ha ribadito Fornero. Ma attenzione: scatterà la tolleranza zero per l'uso improprio di questa forma di contratto a causa mista appena riformato dal precedente governo: l'apprendistato, ha detto il ministro, è «per fare formazione seria», non è solo uno «strumento di flessibilità». Il confronto è poi passato ad esaminare tecnicamente i contratti a termine, l'associazione in partecipazione, i contratti a chiamata e i part-time. L'intento dell'Esecutivo, è stato confermato a più riprese, «non è punire il lavoro produttivo o penalizzare le imprese» ma al contrario quello di «valorizzare i contratti riportandoli alla loro funzione originaria». La revisione delle forme contrattuali, è stato poi aggiunto, non si farà con l'accetta e riguarderà sia il lavoro pubblico sia quello privato, ha assicurato il ministro rispondendo a una domanda precisa di Susanna Camusso.
Sulla flessibilità in uscita, come detto, il confronto è rinviato. «Il governo ha le sue idee», ha ribadito il ministro, «cerchiamo di fare su questo punto una discussione civile». Ma solo alla fine del confronto che dovrà portare, entro marzo, al varo della riforma. Una posizione che soddisfa Confindustria, Alleanza delle cooperative, Abi, Ania, Cisl e Uil, ma non la Cgil, l'Ugl e Rete Imprese Italia.

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