Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’articolo 18 entra nel Jobs act

Sorpresa! C’è anche la modifica dell’art. 18 nel Jobs act che taglia il primo traguardo al senato. La riforma è però nascosta dietro l’esigenza di rendere più conveniente i contratti a tempo indeterminato. Anche se non è detto espressamente, è proprio alla modifica della disciplina dei licenziamenti che si riferisce la delega, quando stabilisce di rendere il contratto a tempo indeterminato più conveniente «in termini di oneri diretti e indiretti». Perché tra gli indiretti c’è, appunto, l’onere legato al principio di stabilità del posto di lavoro, cioè all’impossibilità di licenziare per l’esistenza dell’art. 18, e al patologico contenzioso. La novità è contenuta, tra l’altro, nel maxiemendamento presentato ieri dal governo al senato e su cui è stata posta la fiducia. Tra le altre novità la riforma degli ammortizzatori sociali con l’incremento della tutela dell’Aspi, l’introduzione di un compenso minimo per i lavoratori parasubordinati, la revisione della disciplina delle mansioni e il «minimo» retributivo per i co.co.pro.

Art. 18, delega in bianco. La parte di delega sui contratti di lavoro (comma 7, dell’art. 1 del maxiemendamento che va a sostituire i sei articoli del ddl n. 1428) prevede, innanzitutto, la semplificazione delle norme delle varie tipologie contrattuali esistenti, mediante un accorpamento e una razionalizzazione in un unico testo (appunto un «testo unico»). Con l’operazione, tra l’altro, dovrà promuoversi «il contratto a tempo indeterminato come forma privilegiata di contratto di lavoro rendendolo più conveniente rispetto agli altri tipi di contratto in termini di oneri «diretti» e «indiretti»». È qui che entra in gioco l’art. 18. I primi sono i costi direttamente collegati al rapporto di lavoro (e alla produzione aziendale): contributi, retribuzioni, Tfr ecc.; tra i secondi, invece, è iscritto il costo della «stabilità» del posto di lavoro (in Italia, art. 18) e quello eventualmente derivante dal contenzioso per causa di reintegrazione. Non essendo citato, non sono nemmeno indicati i principi della riforma dell’art. 18: il governo ha dunque chiesto fiducia sulla delega in bianco, per poter (o meno) intervenire sui licenziamenti e con modalità ancora tutte da stabilirsi.

Tutele crescenti per i nuovi assunti. Limitatamente alle nuove assunzioni inoltre la delega prevede l’introduzione di un nuovo tipo di contratto a tempo indeterminato: quello a tutele crescenti in base all’anzianità di servizio. Anche in questo caso la delega non dice come andrà declinato il nuovo contratto. E anche in questo caso non è escluso l’intervento sull’art. 18 affidandosi ancora una volta alla letteratura specializzata in materia. Si dovrebbe trattare, infatti, di un normale contratto di lavoro che inizialmente, però (primi due o tre anni), prevede la disapplicazione dell’art. 18.

Revisione mansioni. La delega, ancora, prevede la revisione della disciplina delle mansioni nei casi di processi di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale. La contrattazione collettiva, anche aziendale o di secondo livello, purché stipulata dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori più rappresentative sul piano nazionale a livello interconfederale o di categoria, ha facoltà di individuare ulteriori ipotesi d’intervento. La revisione avverrà «contemperando l’interesse dell’impresa all’utile impiego del personale con l’interesse del lavoratore alla tutela del posto di lavoro, della professionalità e delle condizioni di vita ed economiche».

Minimo retributivo per i co.co.pro. La delega infine prevede l’introduzione del «compenso orario minimo» applicabile ai rapporti aventi a oggetto prestazioni di lavoro subordinato, nonché ai rapporti di co.co.co., nei settori non regolati da contratti collettivi.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa