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L’arrocco del patto di Ubi Banca: offerta «ostile e inaccettabile»

Un’offerta «ostile e inaccettabile», dicono i grandi azionisti di Ubi. «Zero probabilità» di cambiarla, afferma Intesa Sanpaolo. Come prevedibile, inizia il braccio di ferro tra il nocciolo duro dell’azionariato della ex banca popolare e i vertici di Ca’ de Sass.

Il fischio d’avvio della partita è stato dato lunedì notte, quando la prima banca italiana ha lanciato un’offerta di scambio volontaria carta contro carta su Ubi, quarto gruppo domestico, deal che valorizza 4,9 miliardi l’istituto guidato da Victor Massiah. E i tempi del match, c’è da scommettere, non saranno brevi. A fine giugno, se gli iter autorizzativi avranno esito positivo, è previsto l’avvio del periodo di adesione all’offerta.

Fino ad allora, dunque, ci sarà spazio per valutazioni degli azionisti, riflessioni e prese di posizione. Una di peso è arrivata già da ieri da parte del Comitato azionisti soci, che raccoglie il 18% del capitale della banca lombardo-veneta. Che ritiene che il premio del 28% sulle azioni Ubi (al 14 febbraio) non sia sufficiente. Ubi è una «banca sana, stabile, redditizia, ben gestita per competenze, risorse umane, competitiva e riconosciuta sul mercato di riferimento», spiegano gli azionisti riuniti nel Patto, i quali ritengono di «dover tutelare, al contempo, il loro investimento e la banca con i suoi territori di riferimento» in un progetto che è «di medio e lungo periodo». Per i pattisti, che sottolineano nel comunicato come la proposta arrivi dal ticket «Intesa-Unipol», l’offerta pubblica di scambio è «ostile, non concordata, non coerente con i valori impliciti di Ubi» e dunque «inaccettabile».

Insomma, porta chiusa, almeno al momento, all’offerta «così come prospettata». Per il Car non c’è spazio per una proposta che rischia di diluire per 10 volte il peso degli azionisti storici rappresentati nell’attuale board di Ubi. Il duello ora si sposta dunque sui pesi che gli schieramenti del “no” e del “sì” all’offerta riusciranno a coagulare. Intesa ha posto al 66% la soglia di adesione da parte del capitale di Ubi al di sopra della quale l’Ops si riterrà valida. L’asticella, quorum dell’assemblea straordinaria, renderebbe automatica la fusione. Fonti vicine al Car segnalano come sia sufficiente un 33% di “no” per rendere più complicata l’operazione di Intesa, e che la distanza con il 18% del Patto non sia siderale.

Di certo altri due pezzi importanti dell’azionariato storico di Ubi (che coagulano insieme circa il 10% del capitale) decideranno nelle prossime ore come posizionarsi rispetto alla proposta di Intesa. Lunedì prossimo si riuniranno infatti il Sindacato azionisti Ubi Banca a cui aderiscono i soci storici bresciani – inclusa la famiglia dell’ex presidente di Intesa, Giovanni Bazoli – e il bergamasco Patto dei Mille, che raccoglie una piccola rappresentanza di soci bergamaschi.

Si vedrà. Va detto che, almeno in linea del tutto teorica, Intesa Sanpaolo nell’offerta si è detta pronta a valutare, a sua discrezione, anche l’ipotesi del raggiungimento di un 50% del capitale. Ma in verità il gruppo bancario punta a raggiungere risultati ben più ampi e netti, convinto com’è di avere dalla propria parte la maggioranza del mercato. «Sono veramente positivo su questa transazione e sul fatto che gli azionisti di Ubi seguiranno la nostra proposta», ha detto ieri il ceo di Intesa, Carlo Messina. Che definisce «singolare» l’idea che la proposta possa essere ritenuta «ostile». Di certo c’è che la risposta del mercato è chiara, al momento. E va nella direzione di dare credito al buon esito dell’offerta del principale gruppo bancario italiano. Anche ieri del resto, le azioni del titolo Ubi, seppure in lieve flessione, non si sono schiodate dai 4,23 euro, ovvero il prezzo offerto da Intesa. Messina, ribadendo un messaggio già dato in occasione della presentazione agli analisti, ha voluto anche ribadire che non ci sono piani B rispetto all’offerta sul tavolo («Se gli investitori saranno felici entreranno nell’operazione, altrimenti continueremo come Intesa Sanpaolo»). E ha anche sottolineato come il deal sia «completamente in linea con le aspettative del supervisore». La prospettiva, del resto, è quella di creare dei «campioni che competano con i gruppi basati in Usa e Cina e la nostra è la prima mossa in Europa per creare un campione più forte». «Altre operazioni – conclude il banchiere – seguiranno nei prossimi mesi».

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