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Il largo sì al piano di Draghi «Ora riforme per spendere bene»

Fila tutto liscio, la replica alla Camera, l’intervento in Senato, approvazione del Recovery plan nei due rami del Parlamento, a larghissima maggioranza, come previsto (al Senato, ieri sera, 224 a favore, 16 contrari e 21 astenuti; alla Camera 442 voti favorevoli, 19 contrari e 51 astenuti, compreso gruppo FdI).

Mario Draghi trascorre tutta la giornata fra Montecitorio e Palazzo Madama, si scusa con senatori e deputati per i tempi strettissimi del passaggio in Aula: «La data del 30 aprile non è mediatica, ma è per avere i soldi subito». Ma soprattutto tiene a dire che il governo «ha un profondo rispetto per il Parlamento. Le riforme saranno adottate con procedimenti legislativi e il Parlamento avrà un ruolo determinante. La collaborazione di potere legislativo ed esecutivo è cruciale. E l’inerzia istituzionale che si è radicata per la stratificazione di norme negli ultimi 30 anni, è l’altro nemico da sconfiggere. Se lavoreremo tutti insieme l’Italia non sarà più la stessa».

Proprio sui tempi si gioca un piccolo scontro politico. Contestano il passaggio troppo stretto diversi deputati e senatori di Fratelli d’Italia, ma soprattutto Giorgia Meloni, che usa parole molto dure: «La scelta di esautorare il Parlamento è politica. Si poteva dare una settimana di tempo per entrare nel merito del Piano». Subito dopo c’è la replica, anche ironica, di Matteo Salvini: «Lei dice che è impossibile leggere il Recovery plan in pochi giorni? Io ci sono riuscito, me lo sono letto tutto. Uno ci deve mettere un po’ di voglia».

La lunga giornata è segnata e alleggerita anche da episodi di colore. Arrivato al Senato, a inizio di seduta, leggendo il discorso sul Recovery plan da trasmettere alla Commissione entro il 30 aprile, il presidente del Consiglio si rivolge agli «onorevoli deputati». Rumoreggia l’Aula. Draghi chiede: «Cosa c’è? Devo togliere la mascherina…», e la sfila. Ma qualcuno gli fa notare l’errore. «Ah, è vero, siamo al Senato», dice raccogliendo l’applauso dei parlamentari. Dunque inizia nuovamente il discorso ma ancora una volta si rivolge agli «onorevoli deputati». Segue un tocco sulla tempia e le scuse, e ancora una volta l’applauso dell’emiciclo.

Poco dopo invece il capo del governo riesce a trovare il tempo di scherzare: «Sarà approvato un decreto già a maggio 2021 con gli interventi urgenti di semplificazione. E certo sono già tanti a maggio…», facendo affiorare con il tono di voce anche la mole di lavoro che lo attende insieme al resto del governo, proprio per l’attuazione del Piano, che prevede una serie molto lunga di riforme.

Nelle due repliche, alla Camera e al Senato, Draghi difende molti dei punti del Piano, ricorda i 4,6 miliardi previsti per gli asili nido; rimarca i 6,31 miliardi che andranno per le reti ultraveloci, che «nel 2026 saranno ovunque senza distinzioni territoriali». Sul Superbonus dice che a maggio «arriveranno importanti semplificazioni per far sì che la gente lo possa usare di più». Alla fine Salvini lo promuove così: «Mi piace. Avere un premier che alza il telefono e chiama Bruxelles chiedendo rispetto per l’Italia mi inorgoglisce. Qualcuno fino a pochi mesi fa prendeva ordini da Merkel». Il Pnrr potrebbe essere inviato a Bruxelles già oggi, dopo un ultimo esame in Cdm.

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