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Largo alle start-up innovative Requisiti d’accesso meno rigidi

Diritto societario ad hoc e deroghe alle norme su liquidazione, fallimento e gestione della crisi accessibile a una platea più ampia di soggetti che si cimentano nella nuova imprenditorialità diretta a veicolare l’innovazione all’interno del sistema economico. Con la conversione in legge del decreto crescita, infatti, si attenuano i canoni richiesti per il riconoscimento dei requisiti di start-up innovativa, consentendo la maggiore appetibilità del business rivolto allo sviluppo tecnologico o alla vocazione sociale nonostante i più elevati rischi economici intrinseci dell’attività.

I nuovi requisiti della start-up. Più vaste opportunità di accesso nel mondo delle start-up grazie alle modifiche al dl 179/12 apportate a seguito della conversione in legge del 13 dicembre 2012 (si veda ItaliaOggi del 14 dicembre) per le quali i requisiti qualificanti ora prevedono un oggetto sociale, non più esclusivo, ma solo prevalente nel campo dello sviluppo, produzione e commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico. La flessibilità statutaria sul tema viene incontro anche alle esigenze delle società già costituite che ambiscono a rientrare nel novero di quelle agevolabili dalla norme in discorso. Fra gli altri elementi necessari all’individuazione dei soggetti in commento, ricordiamo, inoltre che: deve trattarsi di società di capitali, non quotata, residente in Italia, posseduta, al momento della costituzione e per i successivi 24 mesi (limite temporale di nuova introduzione), da persone fisiche che detengono la maggioranza delle quote o azioni, sia in attività da non più di 48 mesi, a partire dal secondo anno di attività abbia un fatturato non superiore a 5 milioni di euro, non distribuisca utili, non derivi da fusione, scissione o cessione di azienda. Ulteriori requisiti richiesti, dei quali deve risultarne almeno uno posseduto, sono: destinazione di almeno il 20% della spesa ad attività qualificate di ricerca e sviluppo (prima della conversione era richiesto il 30%), con esclusione dal computo della percentuale delle spese per l’acquisto e la locazione di beni immobili; avere almeno un terzo della forza lavoro costituito da personale qualificato in particolare in possesso di dottorato di ricerca, o dottorandi o laureati con attività almeno triennale di ricerca; essere titolare, ma anche solo depositaria o licenziataria di almeno una privativa relativa a una invenzione industriale (brevetti marchi, modelli, ecc.), biotecnologica, topografia di prodotto a semiconduttori o nuova varietà vegetale. Equiparata alla start-up tecnologica è anche la specifica categoria della start-up a vocazione sociale caratterizzata per l’operare in via esclusiva in alcuni settori particolari, tra cui: assistenza sociale e sanitaria, educazione, istruzione e formazione, tutela dell’ambiente, valorizzazione del patrimonio culturale, turismo sociale e, infine, formazione universitaria e post-universitaria.

Operatività delle agevolazioni. Da ricordare, infine, che per beneficiare della disciplina di favore è comunque necessaria l’iscrizione della start-up in apposita sezione speciale del Registro imprese (articolo 2188 c.c.) nonché l’obbligo di aggiornamento dei dati, pena la decadenza dai benefici citati. Sul tema, si rileva, tuttavia che anche se il dl 179/12 è entrato in vigore il 20 ottobre scorso, alcune delle previsioni non risultano di immediata operatività, mancando l’istituzione della citata sezione del Registro imprese da parte delle Cciaa (ex art. 25, comma 8).

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