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L’Argentina pronta per nuovi bond da 30 miliardi di dollari

La prima emissione dello Stato argentino dal default del 2001 ha aperto la strada ad altri emittenti che cercano di approfittare della luna di miele con i mercati finanziari: si stima che quest’anno dall’Argentina possano essere collocati, tra emittenti governativi e corporate, circa 30 miliardi di dollari, una stima ritenuta per difetto. Gli effetti della luna di miele già si sentono e i primi ad avere sfruttato questa opportunità sono state la provincia di Buenos Aires e la Città di Buenos Aires, quest’ultima in fase di road show.
Come per lo Stato sovrano che ha collocato un bond da 16,5 miliardi di dollari raccogliendo richieste per 70 miliardi e pagando una cedola del 7,5%, anche per il bond della città di Buenos Aires il costo del debito è destinato ad attrarre molti investitori: prendendo come proxy il bond della provincia di Mendoza, la cedola pagata è stata dell’8,6 per cento per un titolo di 500 milioni di dollari per la sua prima emissione dal 2004. Altre regioni del paese sudamericano come Neuquén e Vaca Muerta, quest’ultima famosa per le estrazioni di gas, sono state particolarmente generose offrendo titoli con cedole anche del 10,25 per cento.
«La storia dell’Argentina è tra le più interessanti negli ultimi tempi sui mercati emergenti – ha spiegato Claudia Calich, gestore del fondo emerging market del gestore inglese M&G Investment tra gli investitori che hanno partecipato al road show dell’emissione dello Stato argentino -. L’interesse del mercato si è manifestato anche dopo il collocamento: sul secondario il titolo ha continuato ad apprezzarsi del 2-3% rispetto al mercato primario». Quanto durerà la luna di miele, molto dipende dall’andamento dell’economia argentina: «L’economia si sta stabilizzando e l’eliminazione dei controlli ai movimenti di capitali è stato un segnale importante», ha aggiunto Calich. Anche l’inflazione, ancora oggi a due cifre, si sta stabilizzando dopo le misure introdotte dal governo Macrì sul finanziamento delle province.
Dai titoli pubblici ai corporate dai quali quest’anno sono attesi almeno 4 miliardi di dollari di emissioni: gli analisti citano società come Pampa Energia, Arcor e alcune banche locali interessate ad aumentare il debito facendosi finanziare dai mercati internazionali a tassi più convenienti rispetto al mercato domestico dove gli interessi pagati alle banche possono raggiungere anche il 30 per cento. Un interesse alimentato anche dagli investitori internazionali alla ricerca di impieghi remunerativi: nei giorni scorsi il bond della Dell da 20 miliardi di dollari ha pagato un tasso medio essendo in diverse tranche del 6 per cento. Il titolo investment grade ha raccolti ordini per 80 miliardi di dollari spingendo la multinazionale dei computer ad aumentare l’emissione dagli iniziali 16 miliardi.
Intanto l’aumento del prezzo del petrolio sta facendo respirare alcuni paesi come il Messico e il Venezuela, quest’ultimo ad un passo dal default. Non versa in buone acque neppure il Brasile che dopo l’impeachment del presidente si trova in una fase di stallo: proprio ieri Petroleo Brasileiro, la principale oil company del paese e al centro di un’inchiesta giudiziaria per corruzione che ha coinvolto la stessa ex presidente Dilma Rousseff, si è spinto ad annunciare il primo bond dopo un’assenza di oltre un anno: le due tranche da cinque e 10 anni pagano rispettivamente l’8,75% e il 9,125% e la raccolta del bond verrà utilizzata per un buy back da 3 miliardi di titoli sul mercato. Un’altra opportunità che si apre per gli investitori alla ricerca di rendimenti.

Mara Monti

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