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L’archivio unico semplificato

L’Archivio unico informatico, l’archivio dei dati antiriciclaggio il cui destino era incerto con l’entrata in vigore delle nuove regole, procede verso una forma semplificata, ma puntando a mantenere i risparmi per gli intermediari.

Non solo, al momento sul tavolo antiriciclaggio c’è il dossier delle valute virtuali utilizzate, spesso, per dribblare la tracciabilità dei flussi.

Sotto i riflettori anche la Cina destinataria di rimesse proventi di operazioni di sottofatturazioni.

Sul fronte delle segnalazioni delle operazioni sospette nel 2017, al netto della voluntary disclosure, è stato registrato comunque un trend positivo anche se diminuisce il contributo dei professionisti diversi dai notai. È questo lo scenario che tratteggia per ItaliaOggi Claudio Clemente, direttore dell’Unità di informazione finanziaria di Banca di Italia, sulle novità in tema di antiriciclaggio, criptovalute e paesi emergenti.

Domanda. Si fa un gran parlare di criptovalute, ma l’Unità di informazione finanziaria è dal 2015 che monitora la questione. Con che risultati?

Risposta. Già nel 2013, pur in presenza di un numero marginale di segnalazioni, l’Unità ha esaminato il possibile uso per finalità illecite di monete virtuali; si è soffermata su anomale compravendite di tali valute, realizzate per mezzo di carte di pagamento o in contante con controparti estere e ha evidenziato come l’utilizzo delle valute virtuali possa facilitare scambi tra soggetti non compiutamente identificati a fini antiriciclaggio. L’analisi delle segnalazioni di operazioni sospette concernenti l’acquisto o la vendita di valute virtuali è proseguita negli anni successivi e ha condotto, a gennaio del 2015, all’emanazione di una specifica Comunicazione. Allo scopo di sollecitare l’attenzione degli operatori sul fenomeno delle valute virtuali, la Uif, alla fine del 2016, ha anche incluso tra le casistiche rilevanti di riciclaggio pubblicate nei propri Quaderni l’utilizzo di tali valute come mezzo di investimento di proventi illeciti. L’attività di sensibilizzazione è coincisa con un incremento delle segnalazioni di operazioni sospette collegate all’utilizzo di valute virtuali, prevalentemente con controparti estere costituite da piattaforme di scambio ovvero da operatori attivi sul mercato della moneta elettronica. A livello internazionale, la Uif ha seguito da vicino i lavori europei per l’integrazione della Quarta Direttiva antiriciclaggio tesi, fra l’altro, all’introduzione di presìdi in materia di valute virtuali. La nuova Direttiva è in attesa di pubblicazione e, nel frattempo, l’ordinamento nazionale ha già fatto un primo importante passo avanti nel presidio dei rischi, avendo incluso tra i destinatari del nuovo decreto antiriciclaggio gli operatori che offrono servizi di conversione delle valute virtuali.

D. Che idea vi siete fatti in merito al fenomeno bitcoin?

R. Le valute virtuali presentano rischi sotto molteplici aspetti. Dal punto di vista antiriciclaggio, l’esperienza conferma che le valute virtuali possono essere utilizzate per interrompere la tracciabilità e la ricostruzione dei flussi finanziari e garantire l’anonimato nelle relative transazioni. Non configurando una fenomenologia finanziaria autonoma, con caratteristiche soggettive e oggettive identificabili, le valute virtuali possono astrattamente integrare qualsiasi fattispecie fenomenologica (fiscali, appropriative e/o corruttive, finanziamento del terrorismo).

Sono stati riscontrati casi di conversione in valuta virtuale di fondi discendenti dall’accredito di somme relative ad acquisti effettuati online da soggetti privati e connessi a truffe perpetrate sul web, nonché di accredito di ingenti disponibilità a favore di rapporti bancari che fungono da collettori di flussi finanziari di sospetta provenienza illecita per la loro successiva canalizzazione verso le piattaforme di investimento e scambio di valute virtuali.

D. Cosa si devono aspettare i professionisti dalla normativa attuativa del dlgs 90/2017?

R. Il dlgs n. 90/2017 assegna agli organismi di autoregolamentazione il compito di orientare i professionisti nell’adempimento degli obblighi antiriciclaggio; è prevista l’elaborazione e l’aggiornamento di regole tecniche, tra l’altro, in materia di adeguata verifica della clientela. Presso il Ministero dell’economia e delle finanze è stato costituito un tavolo tecnico cui partecipano anche la Uif e la Guardia di finanza, per agevolare il confronto con i professionisti ed esaminare in via preliminare i progetti di regole tecniche elaborate per ciascuna categoria professionale. Primi confronti sono già intercorsi con il notariato. La Uif rimane aperta a ogni interlocuzione che possa agevolare l’adempimento degli obblighi di collaborazione previsti dal decreto. È in ogni caso essenziale che i professionisti prendano coscienza del cambio di passo loro richiesto dal nuovo quadro normativo: i professionisti non possono più considerarsi meri esecutori di regole imposte dall’alto, ma sono chiamati a svolgere un ruolo proattivo per prevenire il rischio di infiltrazioni criminali nell’economia lecita e riuscire autonomamente a tarare regole e adempimenti in base alla rischiosità della propria attività professionale. Solo in tal modo potranno ridursi gli adempimenti formali.

D. Che fine farà l’Aui (Archivio unico informatico)? Banca d’Italia lo manterrà?

R. Sono in lavorazione e oggetto di confronto con i destinatari disposizioni di vigilanza specifiche per la conservazione e l’utilizzo dei dati e delle informazioni relativi ai clienti da parte degli intermediari bancari e finanziari. L’obiettivo è assicurare la correttezza degli adempimenti e nel contempo rispondere alle esigenze di semplificazione e contenimento dei costi per la tenuta degli archivi.

D. Nel piano antievasione della Guardia di finanza si parla di particolare monitoraggio dei flussi finanziari verso la Cina. Che tipo di alert state ricevendo?

R. La Uif da molto tempo dedica attenzione ai flussi finanziari verso la Cina, in termini sia di analisi specifica di operazioni anomale che in termini di valutazione e studio del complessivo fenomeno. Sulla base delle statistiche ufficiali, nel periodo 2008-2012 la Cina è stata di gran lunga il paese di principale destinazione delle rimesse in uscita dal territorio italiano. Gli approfondimenti condotti dalla Uif e il confronto con le evidenze e le analisi delle Autorità preposte alle verifiche antievasione, hanno indotto a ritenere che tali ingenti flussi di contante possano essere spiegati, almeno in parte, dal fenomeno dell’importazione dal paese asiatico di merci sottofatturate. A partire dal 2013, i flussi verso il paese asiatico riportati nelle statistiche ufficiali hanno registrato un’evidente contrazione che si è riflessa anche sul numero di segnalazioni di operazioni sospette. Il carattere repentino e inatteso del fenomeno ha indotto la Uif ad effettuare specifici approfondimenti, nel presupposto che il crollo delle rimesse fosse solo apparente. Le analisi svolte, in effetti, hanno consentito di individuare alcune società di money transfer estere che hanno veicolato dal territorio nazionale verso la Cina flussi per importi complessivamente molto ingenti (oltre 3 miliardi), non inclusi nelle statistiche ufficiali. Le iniziative intraprese dalla Uif e l’efficace collaborazione con le altre Autorità nazionali (doganali, investigative, giudiziarie e di vigilanza) ha reso possibile l’avvio di procedimenti penali nonché di estromettere dal mercato i principali operatori finanziari coinvolti, mediante la revoca dell’autorizzazione ad operare sul territorio italiano.

D. Può darci il dato a consuntivo delle segnalazioni di operazioni sospette 2017? Che andamento c’è stato?

R. Il numero di segnalazioni di operazioni sospette pervenute alla Uif nel corso del 2017 è di poco inferiore a quello relativo allo scorso anno. Ove tali dati vengano, però, depurati dalla componente a carattere straordinario legata alle operazioni di voluntary disclosure che si è drasticamente ridotta nel periodo, risulta confermato il trend di crescita registrato dalla costituzione della Uif con un aumento del 10% circa di segnalazioni nell’anno appena concluso rispetto a quelle del 2016. In forte aumento (di oltre il 55%) risultano, in particolare, le sospette collegate al finanziamento del terrorismo. La riduzione delle segnalazioni derivanti da operazioni di regolarizzazione fiscale ha determinato un minor contributo dei professionisti diversi dai notai, mentre risulta in significativa crescita l’apporto degli istituti di pagamento e degli operatori di gioco. A livello personale avverto l’esigenza che, a fronte di una crescente insofferenza verso i comportamenti illeciti, occorre dare segnali chiari sui risultati concreti che il sistema antiriciclaggio consente di ottenere anche realizzando un più adeguato flusso informativo di ritorno ai segnalanti oggi reso possibile dalla nuova normativa.

Cristina Bartelli

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