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L’arbitrato vale anche per l’ex socio

Occorre fare ricorso alla giurisdizione prevista nello statuto benché la compagine sia mutata
La clausola compromissoria statutaria cristallizza la giurisdizione arbitrale per le liti relative a fatti verificatisi e diritti sorti nel periodo in cui le parti vi erano vincolate, non rilevando che il rapporto sociale sia in seguito venuto meno. Lo statuisce il Tribunale di Milano con la sentenza 5392 del 15 maggio scorso (presidente Perozziello, estensore Ricci) resa in un procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo.
La vicenda
Fra il 2010 e il 2011 un socio titolare del 10% del capitale concede alla società finanziamenti per oltre 1,5 milioni di euro. Nel 2015, questi agisce in via monitoria per la restituzione delle somme versate ma la società si oppone al decreto ingiuntivo eccependo, in via preliminare, l’incompetenza del tribunale in virtù della clausola compromissoria presente già a quel tempo in statuto. All’eccezione replica il ricorrente convenuto in opposizione rilevando sia la nullità della clausola, sia la sua inoperatività essendo cessato il rapporto sociale nel 2014 in conseguenza di una riduzione a zero del capitale e conseguente ricostituzione alla quale non aveva partecipato.
La decisione
Il Tribunale di Milano rileva, innanzitutto, che la clausola statutaria è valida, in quanto indica sia il numero sia le modalità di nomina degli arbitri in conformità all’articolo 34 del decreto legislativo 5/2003; e ricorda che la presenza di un patto arbitrale non impedisce il ricorso alla tutela monitoria ma, se il debitore si oppone eccependo l’esistenza della clausola, impone al giudice di dichiarare nullo il decreto rimettendo la controversia agli arbitri (si vedano le sentenze 5265/2011 e 8166/1999 della Cassazione).
È inoltre irrilevante – concludono i giudici – la circostanza che il socio abbia nel frattempo cessato di far parte della società, poiché le vicende sopravvenute di quel rapporto non modificano la natura «sociale» del credito azionato e le regole a esso applicabili, anche circa la devoluzione della lite alla sede arbitrale.
L’ultrattività della clausola
La pronuncia si inserisce in un consolidato orientamento del Tribunale di Milano (pronunce del 30 ottobre 2012, 23 gennaio 2014, 15 luglio 2014 e 23 gennaio 2017) conforme a due precedenti di legittimità nel senso dell’irrilevanza per il patto arbitrale delle vicende inerenti il rapporto negoziale al quale esso acceda, in coerente applicazione del principio di autonomia della clausola sancito dall’articolo 808 del Codice di procedura civile (si vedano le sentenze 565/1999 e 22608/2011 della Cassazione). In altri termini, la clausola compromissoria è un contratto a effetti processuali, autonomo e distinto dal rapporto negoziale al quale è collegato: pertanto, nessun evento che investa quest’ultimo (incluse la sua modificazione, invalidazione o cessazione) è idoneo a inficiare la scelta delle parti di devolvere in arbitrato le controversie su fatti o diritti che trovino la loro matrice nel rapporto stesso. Ciò, ovviamente, salvo che le parti non decidano concordemente di modificare o eliminare il patto arbitrale.
La clausola «rimossa»
Questo principio dovrebbe valere anche nel caso in cui la clausola arbitrale, originariamente presente in statuto, sia poi rimossa, nei confronti di coloro che avessero già cessato di essere parte del rapporto sociale e dunque non abbiano potuto manifestare alcun consenso per tale modifica. Su questo punto, tuttavia, si è pronunciata in senso contrario la Corte d’appello di Salerno (decisione del 10 marzo 2017) invocando la natura giurisdizionale dell’arbitrato rituale e il principio «tempus regit actum» (articolo 5 del Codice di procedura civile).
Va osservato, però, che la Cassazione pare di diverso avviso, avendo chiarito che il carattere giurisdizionale del procedimento arbitrale non elide il connotato genetico «contrattuale» dell’arbitrato (sentenza a Sezioni unite 9341/2016), con conseguente logica inapplicabilità alla clausola e al suo contenuto delle regole processuali a favore dei principi sostanziali del contratto e della legge vigente al tempo della sua stipulazione.

Stefano A. Cerrato

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