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L’arbitrato come eccellente alternativa alla giustizia ordinaria

Ogni individuo ha diritto di ricorrere a competenti tribunali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge: è quanto statuito dall’art. 8 della Dichiarazione universale dei diritti umani. Così pure, nell’ordinamento italiano, la tutela dei diritti trova massima espressione nell’art. 24 della Costituzione che garantisce ai cittadini l’accesso alla giustizia per la difesa dei diritti e degli interessi violati.

E’ evidente come l’attività giurisdizionale svolta dallo Stato per la risoluzione dei conflitti costituisca il centro di riferimento della tutela dei diritti. La violazione di un diritto o di un interesse legittimo esige, tuttavia, rapidità delle procedure tese ad ottenere provvedimenti che garantiscano la soddisfazione dell’interesse del singolo; si pensi a settori, quali quello societario e del commercio, in cui l’esigenza di una rapida soluzione della controversia è un aspetto indispensabile. In tale ottica, la lungaggine dell’odierna giustizia ordinaria appare talvolta inidonea a realizzare l’effettiva tutela dei diritti del singolo nonché causa di minori investimenti, del sottodimensionamento della forza lavoro, del rallentamento del circuito economico; tutti elementi, quest’ultimi, che pregiudicano la competitività imprenditoriale e compromettono l’intensità delle relazioni di mercato. A ciò si aggiunga il prevedibile rallentamento che l’attività giudiziaria potrà subire per l’instaurarsi di molteplici controversie, aventi ad oggetto liti insorte a causa del Covid-19, tra parti contrattuali aventi interessi contrapposti, ad es. tra locatori e conduttori/studenti, fornitori e clienti, appaltatori e committenti. Per effetto delle restrizioni imposte dalle autorità governative per il perdurare dell’emergenza sanitaria, moltissimi imprenditori e privati si trovano e si troveranno, infatti, nella situazione di non essere in grado di adempiere alle proprie obbligazioni. In tale contesto, ben potrebbe essere preferito, dunque, l’arbitrato, quale strumento d’eccellenza per la soluzione delle controversie in alternativa alla giustizia ordinaria.

L’art. 806 del c.p.c., primo dei 35 articoli che lo disciplinano, definisce l’arbitrato come la possibilità per le parti di affidare ad arbitri l’incarico di risolvere le controversie tra di loro insorte che non abbiano per oggetto diritti indisponibili, salvo espresso divieto di legge. Il procedimento arbitrale, in estrema sintesi, può essere utilizzato per la risoluzione di tutte le controversie che abbiano ad oggetto diritti disponibili e, quindi, della maggior parte delle liti di carattere societario, civile e commerciale.

In generale e, soprattutto, nell’attuale contesto socio-economico, potrebbe rappresentare la migliore alternativa alla magistratura ordinaria; è possibile ricorrere all’arbitrato sia nel caso in cui le parti abbiano previsto, nel contratto, una clausola compromissoria, quindi un accordo per deferire agli arbitri la decisione della controversia, sia nel caso in cui detta clausola manchi e le parti decidano di accordarsi in tal senso nel momento in cui è già sorta la controversia (compresso).

Nel caso in cui, infatti, il contratto da cui sorge la lite non includa la clausola compromissoria, la crisi economica generale causata dallo stato di emergenza sanitaria, unitamente alla volontà di porre termine in tempi brevi alla controversia, potrebbe condurre le parti all’utilizzo del compromesso ex art. 807 c.p.c. L’arbitrato, di fatto, consente alle parti, mediante convenzione arbitrale (clausola compromissoria o compromesso) di guidare il procedimento di risoluzione della controversia attraverso la scelta degli arbitri, del luogo, delle norme applicabili e della lingua in cui verrà presentata la decisione finale (lodo), con conseguenti rilevanti vantaggi: il procedimento arbitrale si conclude mediamente in 180 giorni, periodo di tempo certamente più consono ai ritmi del mercato e degli affari; i costi della procedura, rispetto a quelli del giudizio civile, sono immediatamente conoscibili; la competenza degli arbitri, quali soggetti deputati a giudicare, costituisce garanzia di professionalità, in quanto esperti del settore in cui la lite è sorta; il procedimento arbitrale e la decisione finale generalmente non sono pubblici e anzi sono confidenziali.

Se tali vantaggi fossero considerati, attraverso l’ausilio di professionisti esperti, le parti potrebbero, nelle loro contrattazioni, inserire una clausola arbitrale che assicuri, una volta insorta la lite, che l’arbitrato sia già il procedimento scelto per la risoluzione della stessa.

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