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L’apprendistato convince


di Manola Di Renzo  

Si continua a discutere di apprendistato. Il dibattito ha puntato in questi giorni l'attenzione sul funzionamento: porterà vantaggi al sistema o sarà l'ennesima misura inefficace? Secondo il Cnai la nuova normativa definita «Testo unico» e approvata dal governo il 5 maggio 2001, che riguarda l'utilizzo del contratto di apprendistato anche per soggetti in mobilità e le p.a., può funzionare. E deve, visti i numerosi punti interessanti. Vediamo qualche elemento positivo e in grado di portare conseguenze positive su diversi piani.

Porterà un valore formativo di alto livello e darà risposta a una domanda, quella di lavoro professionale qualificato, che al momento rimane insoddisfatta. Sarà fondamentale una semplificazione burocratica che non renda difficile il lavoro a tutti: basti fare l'esempio della frammentazione tra livello nazionale e regionale per rendersi conto dei problemi a cui si va incontro, alle limitazioni che fino a oggi un imprenditore ha incontrato sul suo cammino. La formazione, inoltre, dovrà essere vista anche come uno strumento aziendale di «turnover» generazionale. Potrà cioè essere un elemento di crescita «interno». Alcune parti sociali già hanno avanzato le loro solite perplessità.

In realtà sembra evidente come ora si voglia superare la vecchia distinzione tra formazione interna ed esterna che ha prodotto equivoci in passato tra i diversi livelli: stato, autonomie locali, aziende e parti sociali, affidando alle regioni un compito di controllo delle effettività dei processi di apprendistato «professionalizzante». Se attuato secondo quanto finora appreso, l'apprendistato sarà un valido strumento per avvicinare i giovani al lavoro, aumentandone l' «occupabilità» e la preparazione. Poi l'apertura ai lavoratori in mobilità ricollocati a tempo indeterminato rappresenta una novità rilevante perché darà il via a una vera e profonda formazione aziendale.

L'apprendistato potrebbe ora diventare appetibile per l'imprenditore che non dovrà più cercare di orientarsi tra i diversi piani delle regioni e dello stato. L'accorpamento in un'unica legge aiuterà la semplificazione: sarà questa la chiave per la buona riuscita delle nuove normative. A quelle parti sociali che stanno già alzando i propri muri si dovrebbe far notare la realtà, che è sotto gli occhi di tutti. Basta leggere i documenti ufficiali. Il contratto di lavoro sarà solo in forma scritta, tanto per iniziare. Poi non potrà essere prevista retribuzione a cottimo. Ci sarà impossibilità di recedere il contratto senza giusta causa mentre si avrà la possibilità di riconoscimento della qualifica professionale e la retribuzione potrà essere stabilita in termini di anzianità. Sottolineiamo ancora una volta come la formula sia quella del contratto di apprendistato secondo la Legge Biagi. A chi si oppone al percorso indicato dal giuslavorista morto assassinato diciamo ancora una volta che occorre accettare la flessibilità come parte dell'intero «mercato lavoro». E ricordare i numeri, che di certo non possono essere faziosi e di parte: la media nazionale, visti i dati ufficiali, dice che il 17% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia né lavora.

Il cambiamento passerà dunque per una burocrazia ridotta, il coraggio e la lungimiranza di un impegno volto a formare, e, è bene evidenziarlo, la serietà di chi dovrà investire sulle proprie capacità professionali.

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