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L’appello di Monti: riforme, confido su tempi spediti in Parlamento

Tutti si domandano se con la legge di Stabilità, tra riduzione dell’Irpef, aumento dell’Iva e stretta su detrazioni e deduzioni, alla fine gli italiani pagheranno più o meno tasse, ma a questa domanda ieri il presidente del Consiglio ha preferito non rispondere. «Lei ha sbagliato conferenza stampa o noi abbiamo sbagliato delegazione — ha replicato Mario Monti a un giornalista che gli ha fatto questa domanda durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che in effetti si era occupato di altro (semplificazioni e piano energetico) —. Il ministro dell’Economia non è qui presente e la qualità della risposta che lui può darle è superiore a quella che io potrei darle». In attesa che Vittorio Grilli fornisca chiarimenti, magari alla Camera, dove il disegno di legge comincia l’iter parlamentare, ma dove ieri non era ancora stata depositata la relazione tecnica, Monti preferisce guardare avanti, appellandosi allo stesso Parlamento affinché approvi rapidamente il disegno di legge sulle semplificazioni varato ieri, ma anche il disegno di legge di modifica del Titolo V della Costituzione, licenziato dal Consiglio dei ministri una settimana fa.
«Il governo non l’ha presentato a futura memoria, ma intende fare il possibile perché tutto quello che potrà andare in porto prima della fine della legislatura vada in porto», ha detto il premier, consapevole del poco tempo a disposizione, visto che i disegni di legge in materia costituzionale richiedono la doppia approvazione sia alla Camera sia al Senato. «Non eravamo partiti — ha aggiunto Monti — con l’idea di modifiche costituzionali ma, siccome abbiamo visto che determinate materie, dal turismo alle infrastrutture, così come governate nell’attuale Titolo V, erano di impedimento allo svolgimento di politiche efficaci, abbiamo raggiunto la conclusione che fosse nostro dovere fare il possibile nella fase finale». Pressing del presidente del Consiglio anche sul provvedimento per le semplificazioni: «Confido che questo disegno di legge possa avere un percorso parlamentare spedito» perché si tratta di «un provvedimento di carattere veramente strutturale, che prevede una semplificazione sia per i cittadini sia per le imprese». Il disegno di legge, già oggetto di polemiche, dispone tra l’altro procedure più semplici per le aziende in materia di sicurezza sul lavoro, permessi di costruire e ambientali. Per i cittadini ci saranno meno complicazioni sui cambi di residenza.
Sul Piano energetico, che non è un articolato di legge, ma un documento di indirizzo politico in un settore strategico per il Paese, Monti ha sottolineato che esso sarà tradotto «in altre lingue, perché vedrete che ci sarà un grande interesse e una grande attenzione dall’estero su questo Piano» che, fra le altre cose, punta a ridurre la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di petrolio e di altre fonti di energia, anche per ridurre il costo della bolletta per imprese e famiglie. «È la prima volta — ha aggiunto il premier — che l’Italia cerca di darsi una strategia complessiva in materia energetica». Strategia che sarà sottoposta a «una grande consultazione pubblica al termine della quale il governo trarrà delle conclusioni per fondare su di esse gli interventi che questo governo e i governi del futuro dovrebbero prendere».
In mattinata il blog di Michele Karaboue, esperto di politiche giovanili, ha messo in Rete un’intervista allo stesso Monti, rilasciata dal presidente del Consiglio un mese fa. Il premier ribadisce concetti a lui cari, come quello che «tutta la società dovrà orientarsi a essere meno incardinata sul posto fisso» o che «per decenni i governi italiani hanno messo la polvere sotto il tappeto, soddisfacendo le esigenze del presente largheggiando con il disavanzo pubblico». Poi è arrivato il governo tecnico, il suo: «Devo evitare che l’Italia vada a sbattere e devo stimolare il mondo della politica a rinnovarsi per essere un po’ più attraente per i giovani».

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