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L’appello della Grecia all’Europa: 7 giorni, poi niente più soldi La lotteria per l’Iva Controlli bancari Le pensioni basse

La “questione greca” si sta di nuovo riacutizzando. Le riunioni dei giorni scorsi del primo ministro Alexis Tsipras con alcuni leader europei, compresa Angela Merkel, sembrava avessero aperto una possibilità di soluzione, ma ieri si è capito che la crisi continua ad andare avanti sul modello poco concludente di prima. Con in più un’urgenza che sta per diventare drammatica. L’agenzia di informazioni Reuters ha scritto che, durante una videoconferenza tra rappresentanti del governo di Atene e i suoi creditori istituzionali – Ue, Banca centrale europea (Bce), Fondo monetario internazionale (Fmi) -, un funzionario greco ha detto che la Grecia non avrà più denaro per pagare le sue obbligazioni dal 9 aprile. 
Il 9 aprile è il giorno in cui lo Stato ellenico deve rimborsare all’Fmi una tranche del credito ricevuto di 460 milioni. Se non riuscisse a farlo, o decidesse di non farlo, imboccherebbe la strada del default, con conseguenze molto serie. Poco dopo la notizia data alla Reuters , il ministero delle Finanze greco ha «categoricamente» smentito l’eventualità di essere con la cassa vuota. Mercoledì scorso, però, il ministro dell’Interno Nikos Voutsis aveva sostenuto che il Paese avrebbe dovuto scegliere se rispettare la scadenza del rimborso all’Fmi o pagare pensioni e salari: e aveva detto che il governo avrebbe scelto di pagare i secondi. Di fronte a questa situazione, i vice ministri delle Finanze dell’eurozona hanno deciso di tenere una riunione il pomeriggio dell’8 aprile, vigilia della scadenza in questione.
Questo nuovo sollevarsi della tensione avviene poche ore dopo che Atene ha presentato una nuova proposta di riforme – 26 pagine – che dovrebbero convincere i creditori a sbloccare un prestito di 7,2 miliardi che la Grecia non può ricevere perché il nuovo governo ellenico ha ripudiato il programma finanziario sulla base del quale era stato concesso.
Il fatto è che anche la nuova proposta non è dissimile da quelle precedenti ritenute insufficienti se non vuote di contenuto. Per alcuni versi prevede alcune entrate da recupero tasse e privatizzazioni già avviate, dall’altra aumenta la spesa pubblica e lascia dubbi sulla reale volontà del governo di estrema sinistra di procedere a denazionalizzazioni. Ieri, per dire, Tsipras ha espresso l’intenzione di togliere un ticket ospedaliero e di assumere 4.500 lavoratori nella sanità. Funzionari dell’eurozona hanno detto che le proposte greche sono «non ancora soddisfacenti» e che decisioni sull’inviare o meno una parte dei crediti attesi da Atene sarà presa non prima di una riunione a Riga il 24 aprile.
La scadenza del 9 aprile è rilevante da molti punti di vista. A parte il rimborso della tranche di credito ricevuta dall’Fmi, attorno a essa si stanno concentrando tensioni più ampie. Atene è infatti intenzionata a tenere un’asta di titoli a breve termine l’8 aprile: dal momento che le è difficile trovare compratori, a Berlino circola un’inquietudine, cioè che a comprarne una parte possa essere la Russia (e forse la Cina che è interessata alle privatizzazioni greche). Lo stesso 8 aprile, Tsipras incontrerà Vladimir Putin. Il fatto che Atene faccia balenare l’ipotesi di un suo avvicinamento progressivo a Mosca come arma di pressione sulle trattative con i creditori, in un passaggio in cui la crisi con la Russia in Ucraina è ancora acuta, irrita il governo tedesco e rafforza le posizioni che con la Grecia vorrebbero una rottura netta.

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