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L’appello della Bce ai governi: stringere sui piani per la ripresa

Il Consiglio direttivo della Bce ha «esortato» ieri esplicitamente gli Stati membri «ad accelerare il processo di ratifica, a completare tempestivamente i rispettivi piani per la ripresa e la resilienza» di adesione al Next Generation Eu. Questa esortazione, per la prima volta nella dichiarazione introduttiva che segue la riunione del Consiglio sulla politica monetaria, è stata rafforzata dalla presidente Christine Lagarde in conferenza stampa, con richiami a più riprese all’importanza delle politiche fiscali espansive «ben mirate e temporanee» e a tutti gli strumenti messi in campo dall’Europa in risposta alla pandemia, scanditi uno ad uno: la linea di credito speciale del Mes, il fondo di garanzia della Bei, Sure, e il «ruolo fondamentale» del Recovery and resilience Facility «a sostegno dell’efficacia della politica monetaria nell’area dell’euro» che resta «molto accomodante».

Il Consiglio direttivo non ha annunciato ieri nuove misure, come nelle attese, e ha confermato con vigore la necessità di mantenere «condizioni di finanziamento favorevoli», perché «un ampio grado di stimolo monetario continua a essere essenziale» in un contesto dove i rischi delle prospettive di crescita nell’area euro «restano orientati al ribasso, nel breve, anche se meno pronunciati». L’incertezza rimane elevata, per quanto riguarda la dinamica della pandemia con l’arrivo delle varianti (Lagarde ne ha menzionate tre, dall’Inghilterra, Sud Africa e Brasile) e la velocità delle campagne di vaccinazione. Il coronavirus «continua a porre seri rischi all’economia», i contagi aumentano, le misure di contenimento si allungano, e anche se questo era stato previsto nello scenario base delle proiezioni macroeconomiche Bce dello scorso dicembre – che restano confermate – l’inflazione «rimane molto bassa»: il Pil dell’area dell’euro si è contratto nel quarto trimestre 2020 e questo, ha ammonito Lagarde, peserà anche sul primo trimestre di quest’anno.

Nelle decisioni di politica monetaria, la Bce per la prima volta ha messo nero su bianco il metodo di utilizzo della dotazione del programma pandemico Pepp: «Se le condizioni di finanziamento favorevoli possono essere mantenute mediante flussi di acquisti di attività che non esauriscano la dotazione nell’orizzonte degli acquisti netti del Pepp, non sarà necessario utilizzare appieno la dotazione». «La dotazione può essere ricalibrata», cioè aumentata, se necessario. Lagarde ci ha tenuto a sottolineare in conferenza stampa il peso della parola «equally», che c’è un bilanciamento tra le due azioni, sgombrando così il campo da una lettura “hawkish” di stretta monetaria. L’Italia tuttavia, proprio per questo, non potrà calcolare con esattezza l’entità dei titoli di Stato che verranno acquistati con il Pepp da ora fino alla scadenza del programma nel marzo 2022 (se non allungato): Lagarde ha assicurato che la Bce resterà sul mercato di sicuro fino a quella data e che è pronta a ricalibrare «tutti gli strumenti», «nulla è tolto dal tavolo». Si è anche augurata che i fondi del programma Next Generation EU diventino operativi senza indugio con esborsi «da quest’anno».

Durante la pandemia, la Bce manterrà le condizioni di finanziamento favorevoli con il Pepp e manterrà la liquidità con le TLTRO. Ma in risposta a una domanda sulla recente turbolenza italiana sui BTp innescata dalla crisi politica, la presidente ha detto che la Bce non ha rilevato «sviluppi sui rendimenti di un singolo Paese che possano rappresentare un problema per le condizioni finanziarie dell’area dell’euro nel suo insieme» e ha spiegato che l’approccio resta «olistico e multiforme». E cioè, per mantenere le condizioni di finanziamento favorevoli, la Bce non guarda ai rendimenti dei titoli di Paesi specifici ma si orienta con una «bussola» che monitora una moltitudine di indicatori, dai titoli di Stato alle obbligazioni societarie fino alle condizioni del credito, la richiesta dei prestiti da imprese e famiglie. Questa bussola orienta la Bce, ma «l’ancora» resta l’inflazione, la stabilità dei prezzi, e a questo tutto si riconduce, ha fatto intendere Lagarde.

La presidente, che vorrebbe essere ottimista ma che si definisce «realista», ha comunque elencato all’inizio della conferenza stampa una lunga serie di sviluppi in positivo: l’avvio del processo di vaccinazione, l’accordo per Brexit che non era scontato nelle proiezioni macroeconomiche, la definizione del Next Generation Eu, la tenuta del settore manifatturieto con indici PMI tornati in positivo. E questo lungo elenco, pur nel contesto di un’incertezza elevata, ha aperto uno spiraglio di sereno in un cielo pandemico rabbuiato.

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