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L’appello di Bill Gates “Troppo ricco, voglio più tasse”

LONDRA — Sarà che si sente un po’ in colpa. Qualche settimana fa Bill Gates era tornato a essere l’uomo più ricco del mondo, (ri)scavalcando il patron di Amazon Jeff Bezos col modico patrimonio di 110 miliardi di dollari, e quindi l’antivigilia di Capodanno si è seduto al computer e ha scritto una lettera sul suo blog, dal titolo “Che cosa penso l’ultimo giorno dell’anno”. Tema: tanti buoni propositi per il 2020. Anzi, una sola, disperata richiesta: fatemi pagare più tasse. «Io e mia moglie Melinda», che insieme gestiscono l’enorme piattaforma filantropica Bill e Melinda Gates Foundation,«dovremmo dare di più allo Stato. Il divario tra ricchi e poveri è sempre più ampio, molto più grande di quanto lo fosse cinquant’anni fa. Io sono stato gratificato in maniera sproporzionata rispetto a molte persone che non arrivano a fine mese. Gli americani “dell’1%” sono in grado di pagare molte più tasse e allo stesso tempo continuare a creare posti di lavoro come fatto sinora. Non è vero che sarebbe un disincentivo all’imprenditoria».
La ricetta del fondatore di Microsoft è semplice: più tasse sul capitale, e non sul lavoro. «Dobbiamo adeguare il sistema di tassazione ai tempi che viviamo e costruire un mondo più sano ed equo per tutti». E dunque: aumento delle imposte ai ricchi e ai loro investimenti (in genere tassati in America solo al 20% mentre i redditi anche fino al 37%), imposte sui capitali congelati, imposte sugli immobili. Perché poi il fossato sempre più largo e profondo tra ricchi e poveri non è solo un problema economico, ma anche culturale: «Questo sistema dinastico», argomenta il miliardario americano sul suo blog, «per cui la ricchezza di una persona passa facilmente ai suoi figli, è un problema grave: così le nuove generazioni successive non hanno lo stesso incentivo a lavorare duro e contribuire all’economia ». Gates non è solo: altri milionari americani, come Warren Buffett o l’ossessione dei complottisti George Soros, sono con lui. E non è la prima volta che il padre di Microsoft pone il problema. Perché le donazioni private, di cui lui è alfiere quasi incontrastato coi 35 miliardi di dollari distribuiti negli anni attraverso la sua fondazione soprattutto nella sanità, secondo Gates non sono la soluzione: «Anche se tutti noi miliardari lo facessimo, ci vorrebbe sempre uno Stato a gestire e stanziare i fondi a chi ne ha più bisogno».
Parole, parole, parole. Anno nuovo, vita vecchia. Perché i “fat cats”, i gatti grassi come chiamano qui in Inghilterra i ricconi insaziabili, hanno colpito ancora. Come ogni anno. Proprio ieri uno studio del Chartered Institute of Personnel and Development e del think tank High Pay Centre ha dimostrato come gli amministratori delegati delle società FTSE 100 di Londra, ossia l’indice azionario delle cento aziende più capitalizzate quotate al London Stock Exchange, in soli tre giorni di lavoro dal 2 al 4 gennaio – hanno già guadagnato in media ben oltre il salario medio annuale in Regno Unito, 29.559 sterline, ossia 14,37 pound all’ora. Loro no: i “ceo”, in media, ne guadagnano 117 volte tanto. Il leader laburista e irriducibile crociato anti ricchi Jeremy Corbyn, da rassegnata anatra zoppa qual è si è limitato su Twitter a «tutto questo è grottesco ». Scommettiamo che nel 2021 saremo qui, ancora una volta, a ripetere la stessa storia?
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