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L’appalto di Expo è valido

I reati connessi a un appalto pubblico di cui si ha conoscenza successivamente all’aggiudicazione non possono determinare l’annullamento dell’aggiudicazione; è quindi legittima l’aggiudicazione dell’appalto Expo 2015 al raggruppamento di imprese con capofila l’impresa Maltauro, ancorché vi siano state presunte violazioni dei protocolli di legalità emerse successivamente all’aggiudicazione e alla sottoscrizione del contratto. Sono questi alcuni dei principi affermati dalla sentenza del Consiglio di stato del 20 gennaio 2015, sezione quarta, n. 143 del 2015 con la quale viene ribaltato l’esito della pronuncia di primo grado del Tar Lombardia che aveva annullato l’aggiudicazione della gara per l’affidamento dell’appalto integrato da 67 milioni di euro dei lavori delle cosiddette «Architetture di Servizio, afferenti al sito per l’Esposizione Universale del 2015», pur lasciando valida l’efficacia del contratto. Il giudice di appello non condivide la tesi del Tar Lombardia che aveva ritenuto che il termine d’impugnazione dell’aggiudicazione dovesse considerarsi decorrente dalla data, successiva all’aggiudicazione e alla relativa comunicazione, in cui le imprese ricorrenti avevano acquisito conoscenza dei vizi che inficiavano la procedura selettiva, data coincidente con le sopravvenute notizie di cronaca in ordine alle indagini penali ed alle misure cautelari. Il Consiglio di stato ha invece affermato che il procedimento di scelta del contraente si conclude con l’aggiudicazione e quindi il termine per proporre l’impugnazione decorre dalla conoscenza degli elementi essenziali di tale atto. Non può assumere alcun rilievo, invece, la conoscenza sopravvenuta di nuovi vizi, evenienza che può giustificare la proposizione di motivi aggiunti, ma non la riapertura dei termini per proporre l’impugnazione in via principale. Anche eventuali condotte illecite poste in essere dai soggetti che abbiano operato per conto della stessa amministrazione possono essere oggetto di censura sotto forma di eccesso di potere per sviamento, ma soltanto se «trovano rappresentazione in un atto del procedimento». Rispetto ai protocolli di legalità (che si applicano per tutti gli appalti di Expo 2015) il Consiglio di Stato precisa che la loro violazione avrebbe potuto produrre l’esclusione del concorrente soltanto se l’omessa denunzia di fatti rilevanti penalmente fosse intervenuta durante la gara (e ciò non è avvenuto), o in fase di esecuzione del contratto legittimando una risoluzione del contratto sulla quale però sarebbe stato competente il giudice ordinario e non quello amministrativo. In ogni caso l’aggiudicazione non poteva essere annullata per illegittimità dal momento che la conoscenza della violazione del protocollo di legalità è avvenuta ben dopo l’aggiudicazione. Infine, nota la pronuncia, le clausole dei protocolli di legalità servono a «responsabilizzare» i concorrenti rispetto a eventuali condotte illecite commesse da terzi, dei quali essi fossero vittima o comunque avessero conoscenza restandovi estranei e non a configurare un obbligo di «autodenuncia», obbligo estraneo al nostro ordinamento perché contrario al principio per cui nessuno è tenuto a denunciare la propria responsabilità penale.

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