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L’app che trasforma il tuo passaporto in un codice a barre

Una app sullo smartphone, un profilo digitale aggiornato di volta in volta, un codice a barre bidimensionale che raccoglie tutti i dati utili al viaggio e che in prospettiva servirà da lasciapassare quando si transiterà davanti ai sistemi biometrici e di riconoscimento facciale installati ai punti di confine. Nessuna coda, nessuna ansia (da risposta) davanti all’agente di frontiera. E anche un abbattimento dei costi per il controllo dei flussi in arrivo e partenza. Soprattutto se i turisti stranieri nel mondo passeranno dagli 1,2 miliardi del 2016 a 1,8 miliardi entro il 2030.

Il passaporto, quello fisico, servirà ancora per un po’. Ma la sua «dipartita» inizia a concretizzarsi: Canada e Olanda hanno deciso di sperimentare da quest’anno un programma pilota — chiamato «Known Traveller Digital Identity» — che permetterà ai passeggeri di entrare nei due Paesi usando un’applicazione. Il test è stato annunciato all’ultimo World Economic Forum di Davos e secondo il dossier l’obiettivo è quello di renderlo uno standard globale dal 2020.

Il passaporto virtuale sul telefonino dovrebbe così diventare una prova dell’autenticità della persona che attraversa la frontiera. Con un’idea di base: più si arricchisce il profilo digitale e più si viaggia senza intoppi, più si guadagnano «punti affidabilità» e più gli spostamenti saranno agevolati.

Come funziona? Il cittadino scarica l’applicazione sullo smartphone e crea il profilo dopo aver scannerizzato il passaporto. A quel punto può decidere se limitarsi all’essenziale, oppure aggiungere informazioni che ai controlli di frontiera sono rilevanti come i certificati di vaccinazione, i titoli di studio, l’affidabilità finanziaria e il casellario giudiziale. Subito dopo l’autorità di pubblica sicurezza del Paese che ha emesso il passaporto certifica l’utenza digitale dopo aver verificato i dati. La convalida fa arrivare sul telefonino il codice QR da mostrare all’uscita e all’ingresso di un Paese. Non solo. Perché quando toccherà chiedere un visto — ad esempio l’Esta per chi vuole andare negli Stati Uniti — l’individuo potrà barrare la casella che autorizza le autorità Usa «ad accedere al profilo digitale». E all’arrivo nel Paese l’utente può rispondere al questionario direttamente sulla app che poi indicherà il punto della dogana dove presentarsi.

I programmi di digitalizzazione dell’identità — simili quelli di Canada e Olanda — sono diversi. Uno dei più approfonditi si chiama «One Id» ed è stato pensato dalla Iata, l’associazione internazionale che riunisce oltre l’80% delle compagnie aeree. «Il 64% dei passeggeri chiede di usare un solo profilo digitale per ogni tappa dell’esperienza di viaggio, dalla prenotazione all’ingresso nel Paese», sostiene Nick Careen, senior vice presidente della Iata.

Le perplessità non mancano. Alcuni esperti ritengono che un progetto come «Known Traveller Digital Identity» esponga i dati agli hacker. Per Accenture, che collabora con Canada e Olanda, le informazioni non sono archiviate in una piattaforma, ma spezzettate e ogni blocco ha una sua chiave di decrittazione in mano ai governi.

Quanto ai passeggeri toccherà ricordare di tenere il telefonino carico. O dovranno esibire il passaporto. Di carta.

Leonard Berberi

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