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L’Antitrust valuta l’ingresso di UniCredit in FonSai

di Laura Serafini

ROMA Un nuovo scoglio si profila lungo la strada dell'accordo tra UniCredit e Premafin per il salvataggio di FonSai. Management e azionisti delle società coinvolte hanno incassato solo un mese fa – e non senza qualche trepidazione – l'esenzione dall'Opa da parte dalla Consob. Ma adesso la palla passa all'Antitrust italiano e non per questioni di concentrazione, che in quel caso andrebbe per competenza a Bruxelles. Potrebbe essere letta come una vendetta dell'intangibile sistema degli intrecci in Italia, sia azionari e per la presenza di stessi consiglieri in tante società (il fenomeno dell'interlocking directorates), che blinda il salotto più o meno buono della finanza nazionale ma al contempo lo condanna all'immobilismo. Le modalità e i risvolti di quel salvataggio vanno infatti in rotta di collisione con le condizioni (ovvero gli impegni presi dalla stessa UniCredit) per avere il via libera alla fusione con Capitalia. E, nello scenario peggiore, potrebbero portare all'apertura di un procedimento di inottemperanza a carico dell'istituto di credito. La banca di piazza Cordusio aveva dovuto accettare di dimezzare la propria partecipazione in Mediobanca, dal i8 al 9,39 percento del capitale, per ridurre la posizione di controllo sull'istituto di piazzetta Cuccia che avrebbe avuto dopo il merger. Gli effetti del salvataggio sono tali da andare in controtendenza con quel processo. UniCredit infatti diventa azionista al 6,6% di FonSai, oltre che fmanziatore. Non solo: l'accordo parasociale con la famiglia Ligresti prevede il mantenimento dell'influenza dominante di Premafm, ma riconosce a UniCredit una serie di diritti e prerogative in FonSai. Come la presenza di tre consiglieri su 19 «di cui due entreranno a far parte del comitato esecutivo e il terzo entrerà a far parte, con funzioni di presidente, di ogni comitato per il quale la disciplina prevede una componente indipendente» recita l'intesa. Tra le altre cose è previsto che solo per «talune operazioni sul capitale» il cda dovrà deliberare «previo il parere favorevole di un comitato composto da consiglieri indipendenti tra cui l'amministratore indipendente indicato dalla banca». E ancora: UniCredit ha nominato un proprio top manager, Piergiorgio Peluso, direttore generale di FonSai. Per l'Antitrust, che avvia in questi giorni l'esame della questione sulla base di una comunicazione (non una notifica) inviata dalle parti, ci sono le condizioni per sostenere che da controllo individuale di Premafin su FonSai si è passati quantomeno a un controllo congiunto con la banca. Sia Fonsai, con una quota di circa il 4%, che UniCredit, oggi all' 8,6 per cento, sono azionisti di Mediobanca: il rafforzamento del gruppo bancario su quello assicurativo porta in teoria la capacità d'influenza del gruppo di piazza Cordusio sull'istituto di piazzetta Cuccia a circa il 13 per cento complessivo. E questo, tra l'altro, avviene proprio mentre si apre una stagione di ripensamento del patto di sindacato di Mediobanca, che alla fine di un processo tutt'altro che tranquillo potrebbe portare a una ridefinizione degli equilibri di potere nell'azionariato. L'Antitrust da sempre lavora per arrivare a un allentamento degli intrecci azionari nel sistema finanziario italiano. Una scelta mirata ad aumentare la concorrenza, ma che con la crisi e i processi di ristrutturazione in molte società connesse a vario titolo con il salotto buono diventa un compito sempre più arduo e fondato sulla ricerca del compromesso meno doloroso per tutti. Anche in questo caso potrebbe andare a fmire così. L'Antitrust dovrà iniziare a valutare la questione: l'appiglio per avviare l'approfondimento sarebbe contenuto nel provvedimento che nel 2007 ha via libera condizionato alla fusione tra UniCredit e Capitalia. A latere delle condizioni era previsto una sorta di monitoraggio sullo stato di attuazione degli impegni, con relazioni periodiche da parte della banca all'Antitrust. L'Authority guidata da Antonio Catricalà inevitabilmente dovrà chiedere alla banca quali misure potrebbe adottare per mitigare gli effetti sul controllo di Mediobanca che possono scaturire dal salvataggio di FonSai. II tutto potrebbe tradursi nell'assunzione da parte di UniCredit di nuovi impegni che limitino al minimo indispensabile l'influenza sulle strategie di FonSai. Un equilibrismo non facile, ma probabilmente necessario. Lo si vedrà nelle prossime settimane.

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