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L’Antitrust Usa contro i giganti web È il turno di Amazon

Tutto procede come da copione (e in parallelo a quanto accade a Bruxelles). Dopo Facebook e Google, finiti nell’ultima settimana nel mirino di indagini antitrust bipartisan di nove e 50 Stati, è il turno di Amazon. Secondo un’anticipazione di Bloomberg, la Federal Trade Commission americana ha iniziato a indagare sul doppio ruolo del colosso di Seattle su Amazon.com, dove agisce sia come venditore sia come proprietario e gestore dell’intera piattaforma, all’interno della quale vendono i loro prodotti anche altre imprese.

Un gruppo di avvocati e almeno un economista della Ftc ne hanno ascoltate alcune per valutare se Amazon usi o meno i loro dati in suo possesso per agire in modo anticoncorrenziale, cioè per migliorare «in anticipo» le proprie offerte. La Commissione europea si è posta gli stessi interrogativi e ha aperto un’indagine analoga a metà luglio, l’ultima zampata dell’allora solo commissaria per la Concorrenza Margrethe Vestager, che nella nuova Commissione è anche vicepresidente esecutiva per l’agenda digitale: un portafoglio allargato che la rende una delle più potenti (se non la più potente) autorità regolatrice sul mondo della tecnologia al mondo.

La linea del colosso è quella di definirsi «un venditore che compete insieme ad altri venditori, online e offline»: e, secondo questa definizione allargata, la sua quota di mercato negli Stati Uniti è del 4 per cento. Se però si considera il «solo» versante del commercio online, la quota di mercato del colosso fondato da Bezos passa al 40 per cento, e il numero cresce (molto) se si considerano segmenti verticali (ad esempio, la vendita di libri online).

Una domanda-chiave posta dal team americano è inoltre relativa alla percentuale del fatturato che ogni venditore ricava dalle vendite su Amazon, rispetto al totale dei ricavi legati al commercio elettronico: la Ftc sembra quindi intenzionata a capire se la piattaforma di Jeff Bezos sia di fatto una scelta obbligata per le aziende che vogliono vendere online (alcune di esse hanno dichiarato di ottenere lì oltre 90% dei loro ricavi). Se così fosse, lo sarebbe anche il rispetto delle sue regole, che possono essere cambiate da un momento all’altro.

Come nel caso dell’indagine della Commissione europea, dovremmo trovarci di fronte a un caso di attivismo istituzionale, non di semplice reazione a critiche (documentate) portate da concorrenti.

Negli Stati Uniti Amazon è anche fra le società sui cui il Dipartimento di giustizia sta indagando da luglio per valutare lo stato di salute dell’intero mercato del digitale. Le altre sono Apple, Facebook e Google. Autorità federali e statali per ora stanno viaggiando in parallelo, ma la storia insegna che potrebbero unire le forze (20 anni fa lo fecero per chiedere lo smembramento di Microsoft e ottennero un’apertura alle terze parti. E anche su questo fronte l’Europa era schierata).

Martina Pennisi ,Davide Casati

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