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L’Antitrust Ue muove contro Google: via a una nuova multa da 1,49 miliardi

La Commissione europa ha annunciato ieri una nuova clamorosa ammenda da 1,49 miliardi contro Google, la terza in due anni. Ancora una volta la società americana è stata accusata di abuso di posizione dominante sul mercato, in particolare per quanto riguarda la pubblicità sui siti Internet. Secondo l’esecutivo comunitario, Google ha sistematicamente imposto restrizioni ai concorrenti. Il gruppo californiano può presentare ricorso dinanzi alla magistratura comunitaria.
Secondo la Commissione europea, Google ha imposto ai siti terzi «restrizioni contrattuali anti-concorrenziali». Il comportamento della società sarebbe durato più di 10 anni, ha detto in una conferenza stampa qui a Bruxelles la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager. «Le altre società si si sono viste rifiutare la possibilità di innovare e di affrontare la concorrenza sulla base dei loro meriti. Nel contempo, i consumatori sono stati privati dei vantaggi della concorrenza».
Concretamente, siti editoriali prevedono spesso una qualche funzione di ricerca, sovente gestita da Google. In questo caso, la società è un intermediario pubblicitario, il trait d’union tra le agenzie di pubblicità e i proprietari dei siti terzi. Sistematicamente, la società americana ha costretto ai siti terzi di bloccare pubblicità provenienti da aziende concorrenti, di favorire le pubblicità proposte da Google, di informare il gruppo americano del modo in cui apparivano pubblicità concorrenti.
«Siamo sempre stati d’accordo sul fatto che mercati sani e prosperi siano nell’interesse di tutti. Abbiamo già introdotto una serie di cambiamenti ai nostri prodotti per rispondere alle preoccupazioni della Commissione europea. Nei prossimi mesi, introdurremo ulteriori aggiornamenti per incrementare la visibilità dei nostri concorrenti in Europa», ha commentato Kent Walker vice presidente di Google in un comunicato pubblicato dopo l’annuncio dell’esecutivo comunitario.
Da New York, Alphabet, la casa madre di Google, ha annunciato in un prospetto depositato presso l’autorità americana di vigilanza dei mercati, la Securities Exchange Commission, che la multa comunitaria andrà a pesare sui conti del primo trimestre del 2019. La vicenda dimostra la capacità di influenza dell’Unione europea in casi come questi. La stessa signora Vestager ha spiegato ieri che su altri due casi Google ha reagito con «sviluppi positivi».
Nel 2018, la Commissione aveva imposto alla stessa società una ammenda di 4,34 miliardi di euro per aver usato Android, il sistema operativo per cellulari, in modo da bloccare l’accesso ai concorrenti e favorire i propri servizi (si veda Il Sole 24 Ore del 19 luglio 2018). Nel 2017, sempre nei confronti di Google, l’esecutivo comunitario aveva comminato una multa di 2,42 miliardi di euro perché la società favoriva su Internet i propri servizi di Google Shopping (si veda Il Sole 24 Ore del 28 giugno 2017).

Beda Romano

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