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L’Antitrust Ue apre un’inchiesta sulla pubblicità online di Google

La guerra dell’Unione europea contro le “Big Tech” è ormai partita. E sembra non fermarsi. Ieri è stata la volta di Google. La Commissione europea, attraverso la danese Vestager, responsabile alla Concorrenza, ha avviato un’indagine contro il colosso americano. Il motivo: distorsione della concorrenza e controllo dei dati, ossia dei profili degli utenti. L’arma più importante per la pubblicità online e non solo. Perché nel mondo digitale conoscere i contatti e soprattutto gli orientamenti commerciali dei clienti equivale a gestire un tesoro.Ieri, dunque, Bruxelles ha puntato l’indice contro Google. Ma due settimane fa aveva promosso un’iniziativa analoga contro Facebook. Il segno che l’abuso di posizioni dominanti non è più una questione secondaria nell’Unione. Anzi, la Commissione sembra essersi liberata di un certo complesso nei confronti dei giganti di Internet. E inizia a tutelare anche soggetti, come quelli editoriali, che subiscono spesso la sottrazione del diritto d’autore.Nel caso specifico, è in discussione la possibilità che Google utilizzi i dati, impedendo ad altri soggetti di fare pubblicità a parità di condizioni. Verrà esaminato in particolare l’accesso ai dati degli utenti per scopi pubblicitari su siti web e app. In concreto Google non solo vende spazi pubblicitari, ma è anche un intermediario rispetto agli editori online. Che, ovviamente, monetizzano i loro servizi.La società americana, sospetta Bruxelles, rende a dir poco difficile l’accesso ai dati dei clienti che intermedia. Fino al punto di trasformarli in inaccessibili quando il rapporto di intermediazione si interrompe. Quindi di fatto controlla l’intera catena pubblicitaria determinando condizioni impari. Questo riguarda in particolare la pubblicità definita “display” che in Europa vale circa 20 miliardi l’anno. In sintesi si tratta di una “reclame” che si configura inizialmente con un “banner” (un annuncio) e che rinvia ad un’altra pagina web. Una linea che si tramuta poi nel divieto di pubblicare i cosiddetti “cookies” di terzi e arriva a creare una connessione inestricabile con Youtube.«I servizi pubblicitari online — ha spiegato la commissaria Vestager — sono al centro del modo in cui Google e gli editori monetizzano i loro servizi online. Siamo preoccupati che Google abbia reso più difficile per i servizi pubblicitari online rivali competere nel cosiddetto stack di tecnologie pubblicitarie». A suo giudizio, «la concorrenza leale è importante: sia per gli inserzionisti per raggiungere i consumatori sui siti degli editori sia per gli editori per vendere il proprio spazio agli inserzionisti ». L’azienda americana ha replicato agli uffici di Bruxelles ricordando che «migliaia di aziende europee utilizzano i nostri prodotti pubblicitari » e rendendosi disponbile al confronto «in modo costruttivo con la Commissione per rispondere alle richieste di chiarimento e dimostrare i benefici che i nostri prodotti portano alle aziende e ai consumatori europei». In questo quadro, infine, si inserisce anche la “questione delle questioni”, ossia il tra ttamento dei dati personali e la difesa della privacy. Problema che sottintende ogni analisi delle attività delle grandi società online.E sempre ieri la Corte di Giustizia europea ha ammonito Youtube e Cyando su un altro tema legato al diritto d’autore: un diritto violato se non si limitano a mettere a disposizione la piattaforma, ma contribuiscono a dare accesso al pubblico ai contenuti protetti.

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