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L’Antitrust sui diritti tv: mai dato l’ok

L’indagine dell’Antitrust sul presunto «cartello» tra Sky e Mediaset Premium, avallato dalla Lega e dall’advisor Infront, che avrebbe alterato la vendita dei diritti tv della serie A si fa sempre più complessa con il passare del tempo (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). E rischia di gettare l’assegnazione dei pacchetti per il triennio 2015/18 del valore di 1,2 miliardi a stagione nei meandri delle interpretazioni logico-giuridiche la cui risoluzione non può che arenarsi nelle aule dei tribunali.
Dopo il blitz delle Fiamme Gialle di martedì scorso nelle sedi delle due emittenti, della Lega e di Infront alla ricerca di documenti e prove sull’accordo post asta maturato la scorsa estate, ieri, a fare “chiarezza”, (quella chiarezza invocata dal Premier Matteo Renzi, si veda il commento in pagina 26), è intervenuta la stessa Antitrust.
L’Autorità Garante della Concorrenza nega di aver rilasciato autorizzazioni a favore di operatori televisivi riguardanti possibili accordi distorsivi della concorrenza. L’Antitrust si è limitata a esprimersi, su un’istanza presentata dalla Lega Calcio in base al Decreto Legislativo 9 gennaio 2008, n. 9 (la cosiddetta Legge Melandri), sulla possibilità di consentire all’assegnatario del Pacchetto D (cioè Rti) di concederlo in sub-licenza a Sky.
L’Autorità presieduta da Giovanni Pitruzzella («Abbiamo aperto un’indagine e questo non significa né che ci sia un illecito, né un responsabile», ha detto ieri) avrebbe dato il proprio assenso, «verificando che l’accoglimento dell’istanza si sarebbe tradotta nella visibilità di una parte degli eventi compresi nel pacchetto D su due piattaforme concorrenti». In questa occasione, l’Autorità «ha espressamente fatto salva la possibilità di un intervento antitrust in base alla legge n. 287/90 e della normativa comunitaria».
In altre parole, l’Authority afferma di non aver avuto conoscenza di un accordo Sky-Mediaset, ma di essersi limitata a dare il via libera alla sublicenza da Mediaset a Sky nella convinzione che le partite delle 12 squadre “minori” (oggetto del Pacchetto D) sarebbero state visibili su entrambe le piattaforme (quella satellitare di Sky e quella del digitale terrestre di Mediaset Premium). Lo stesso assenso alla sublicenza fornito dall’Antitrust nel luglio 2014, è arrivato dall’Agcom, come martedì sera ha reso noto l’Autorità garante delle comunicazioni.
Una spiegazione, sul filo di lana giuridico, che spiegherebbe dunque il perché di un’autorizzazione alla soluzione prospettata dalla Lega per superare lo stallo verificatosi dopo l’asta dei diritti tv del giugno 2014, e in qualche modo disconosciuta con l’istruttoria avviata in queste ore.
Una sorta di equivoco o di un’errata prospettazione dell’esito della sublicenza da Mediaset a Sky, realizzata invece proprio per dare alla tv di Murdoch la chance di trasmettere tutti gli incontri del massimo campionato tricolore per 572 milioni di euro e concedere alla tv del Biscione il pacchetto con le 8 migliori squadre dal punto di vista dell’audience (pagato 373 milioni). Una soluzione di cui peraltro in quegli stessi giorni hanno scritto tutti i media che si sono occupati della vicenda.
Intanto, Andrea Zappia, ad di Sky Italia, ha precisato al Sole 24 Ore a margine della presentazione di “Sky Online Tv Box” (si veda altro servizio a pagina 16), il punto di vista dell’emittente: «Non possiamo che aspettare e vedere quale convincimento l’Antitrust si formerà. Siamo sereni. Noi non abbiamo mai interpretato le mosse dell’Autorità e non lo facciamo di certo oggi. E ci affideremo a quella che sarà la sua conclusione».
Zappia, come già martedì ha fatto Mediaset, ha ribadito che «il percorso dell’assegnazione dei diritti è stato estremamente trasparente. E la trasparenza è un elemento molto importante per Sky che non vuole operare di nascosto e sa invece di rispettare sempre le regole. Fin dall’apertura delle buste a giugno Sky ha sostenuto di aver vinto legittimamente i pacchetti A e B. Abbiamo espresso questa nostra convinzione con lettere pubbliche e con un esposto alla Lega e in copia alle autorità competenti. La lettera è del 18 giugno a firma di Jacques Raynaud e l’esposto è del 23 giugno. La Lega ha però preso una decisione diversa ritenendo incompatibile, proprio con le normative antitrust, l’assegnazione dei pacchetti A e B a un unico operatore. E a quel punto è avvenuto tutto in maniera trasparente perché l’accordo di sublicenza è stato visionato poi da entrambe le Autorità e dalla Lega. Sarebbe curioso essere ritenuti parte di un accordo collusivo quando il risultato dell’assetto finale è senza dubbio peggiorativo rispetto a quello per il quale abbiamo in maniera pubblica cercato di tutelare un nostro diritto».

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