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L’Antitrust: la concorrenza arretra Maxi-sanzioni per 433 milioni

L’Antitrust rivendica il ruolo di sceriffo. Al punto che già la prima pagina della relazione annuale di Giovanni Pitruzzella, presidente del Garante della concorrenza, illustra l’attività a presidio del libero mercato e a tutela dei consumatori. Le multe per violazione della concorrenza negli ultimi 18 mesi hanno raggiunto quota 433 milioni di euro, ossia il 63% in più rispetto all’analogo arco di tempo, compreso tra l’inizio del 2014 e il mese di giugno del 2015. Sul fronte delle sanzioni in materia di tutela gli uffici di Pitruzzella hanno elevato contravvenzioni per 71 milioni di euro (+137%). Vale ricordare che per quest’ultima tipologia di multe esiste un tetto di 5 milioni di euro, mentre per le violazioni in materia di concorrenza le pene pecuniarie arrivano fino al 10% del fatturato del soggetto sanzionato. Il presidente Antitrust rammenta che nell’ultimo anno e mezzo sono stati chiusi «19 procedimenti per intese, 4 procedimenti per abuso di posizione dominante e 9 procedimenti per concentrazioni». In tutto sono stati accertati 18 illeciti antitrust, altrettante le multe. A tutela del consumatore sono, invece, scattate 129 contravvenzioni. Un’esposizione dell’attività muscolare svolta che a Pitruzzella serve per introdurre il tema portante della relazione: l’approccio e le conseguenze per il lavoro dell’Antitrust, alla luce della «grande trasformazione» generata dalla spinta della globalizzazione economica, dall’affermazione di Internet e dalle tecnologie digitali. La relazione, del resto, evidenzia che «nella nuova economia l’accesso ai servizi digitali è essenziale per la competitività». Perché questo avvenga è vitale una «grande disponibilità di banda». Pitruzzella avverte che «le piattaforme online, funzionano da veri e propri gatekeepers (guardiani, ndr), in grado di controllare l’accesso al mercato». A seguire la considerazione che «i nuovi mercati digitali sono animati da un’innovazione distruttiva», un effetto che spinge gli «operatori incumbent a reagire con strategie volte a limitare e contenere gli effetti dell’innovazione tecnologica». Uno scenario su cui Pitruzzella tira le somme: «I nuovi monopolisti hanno portato il beneficio dell’innovazione, ma c’è il rischio che poi utilizzino il loro potere di mercato per impedire che altri innovino oppure per sfruttare il consumatore». Ai regolatori delle concorrenza di Europa e Stati Uniti il compito di presidiare questo nuovo corso. Sul fronte dell’innovazione l’urgenza italiana è «disporre di un’infrastruttura di rete dotata di una capacità di banda adeguata». Ecco, quindi, interventi per «concorrere a definire una cornice che favorisca l’innovazione della rete» come, per esempio, la multa da 104 milioni di euro a Telecom per «abuso escludente» dell’infrastruttura di rame. Pitruzzella aggiunge che «di fronte al potere di mercato» dei giganti del web è la Commissione Ue a dovere intervenire.

La valutazione dell’Antritust si sofferma anche sugli ostacoli e i comportamenti diretti a proteggere alcuni operatori di mercati più tradizionali a danno dell’innovazione generata nel web. L’esempio è la «resistenza incontrata dalle piattaforme della cosidetta economia condivisa o sharing economy ». Ragione che spinge l’Antitrust a rimuovere gli ostacoli e a suggerire l’introduzione di una regolazione leggera.

Ieri, tra l’altro, il gruppo editoriale Laterza ha chiesto a Pitruzzella di dare massima evidenza ai controlli sull’operazione Rcs Libri-Mondadori.

Andrea Ducci

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