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L’Antitrust contro Google: altera il mercato della pubblicità

Google gioca e fa l’arbitro nello stesso campo. E inizia anche a portarsi via il pallone. È quanto ipotizza l’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato, che ieri ha avviato un’istruttoria nei confronti del colosso californiano per presunto abuso di posizione dominante e violazione delle regole europee sulla disponibilità e l’utilizzo dei dati per l’elaborazione di campagne pubblicitarie in Rete.

Il campo è quindi quello della pubblicità online in Italia, che vale più di 3,3 miliardi di euro all’anno, e in particolare del display advertisting, le pubblicità video o con banner che vediamo sui siti Internet. Google agisce con piattaforme di erogazione delle campagne e di intermediazione che permettono agli inserzionisti di acquistare gli spazi e agli editori e proprietari dei siti di valorizzarli nella fase di vendita. Secondo le stime citate nell’istruttoria, detiene quote di mercato superiori all’80-90%.

L’Antitrust contesta «l’utilizzo discriminatorio dell’enorme mole di dati» che l’azienda di Mountain View raccoglie con i suoi servizi — il browser Chrome, il sistema operativo Android o le mappe di Google Maps — e che rendono più efficace il lavoro delle piattaforme.

Perché adesso? L’Interactive Advertising Bureau, associazione delle aziende attive nella pubblicità digitale, ha segnalato alcune modifiche introdotte da Google, che contribuirebbero a indebolire le chance dei concorrenti e la vitalità del settore: «Prima del maggio 2018 Google forniva le chiavi di decriptazione dell’Id dei suoi utenti (un identificatore che permette di studiare i comportamenti di chi naviga, ndr)» e ha smesso.

Poi, dal 2015 «Google non consente più agli inserzionisti di acquistare spazi pubblicitari su YouTube (di sua proprietà, ndr) mediante operatori terzi» e ancora dal maggio del 2018 non accetta più «i pixel di tracciamento di terze parti (che permettono di tenere traccia della navigazione degli utenti, ndr) su YouTube, a fini di tracciamento».

Google risponde appellandosi alla protezione dei dati personali e al Regolamento europeo entrato in vigore nel maggio del 2018: «I cambiamenti oggetto dell’indagine sono in parte misure per proteggere la privacy delle persone e rispondere ai requisiti del Gdpr. Continueremo a lavorare in modo costruttivo con le autorità italiane su questi aspetti importanti, in modo che tutti possano ottenere il massimo dall’uso di Internet».

L’avvio dell’istruttoria nei confronti di Google, che potrebbe durare mesi, è stato preceduto martedì mattina dagli accertamenti con l’ausilio della Guardia di Finanza nelle sedi di Google Italia.

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