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L’Antitrust brasiliano boccia il ricorso Telefonica su Telco

Il Cade boccia il ricorso di Telefonica contro la delibera dell’Antitrust brasiliano relativa agli accordi Telco di settembre. I provvedimenti emanati dal Cade a dicembre 2013 erano due. Il primo – verso il quale Telefonica ha opposto il ricorso respinto – considerava una violazione degli impegni presi, e una rottura dei “delicati equilibri”, già la sola ascesa di Telefonica in Telco dal 46% al 66% (in trasparenza da poco più del 10% a poco meno del 15% di Telecom) disponendo perciò di ripristinare la situazione precedente e comminando una multa di 15 milioni di reais. Il secondo, relativo all’acquisizione del 50% di Vivo che era di Portugal Telecom, imponeva al gruppo presieduto da Cesar Alierta di uscire da Telco-Telecom oppure di rivendere la quota nel primo operatore mobile brasiliano entro il termine di 18 mesi, provvedimento che Telefonica ha evitato di impugnare.
Prima della delibera del Cade di dicembre, secondo fonti informate, Telefonica avrebbe cercato di suggerire alle autorità brasiliane di considerare l’alternativa di disporre piuttosto la vendita di Tim Brasil da parte di Telecom Italia. Ma l’Antitrust brasiliano è andato dritto per la sua strada: Telefonica non può tenere il piede in due scarpe e quindi rinunci a Telco o al controllo di Vivo. Andato a vuoto il ricorso contro il primo provvedimento che avrebbe potuto indebolire di riflesso anche il secondo, per Telefonica ora la priorità è fermare le lancette dell’orologio in modo da non trovarsi nel giugno dell’anno prossimo, a tempo concesso dal Cade scaduto, con le spalle al muro: l’unica possibilità è chiedere al Tribunale l’immediata sospensiva delle delibere dell’Antitrust. Strada comunque in salita, perchè è raro che la giustizia civile vada contro le decisioni delle autorità amministrative e lo stesso Cade potrebbe a sua volta ricorrere.
La sospensiva consentirebbe a Telefonica di poter sostenere nel merito la propria posizione con più frecce nel suo arco. Con tutta probabilità, infatti, a fine mese Telco avvierà le procedure per sciogliersi. Al termine – non prima di fine anno – Telefonica potrebbe argomentare di detenere in Telecom una quota inferiore al 15% senza avere neppure un suo rappresentante nel board e nessun diritto acquisito per poterlo nominare. E quindi di non ricadere nell’orbita della cosiddetta “matematica dell’Anatel”, la potente Authority delle tlc brasiliane, che considera indizio di controllo anche uno solo dei seguenti elementi: detenere, direttamente o indirettamente, più del 20% del capitale, nominare un consigliere o semplicemente avere diritto a farlo. Tuttavia, anche sciogliendosi Telco, Telefonica resterebbe il maggior azionista di Telecom, e secondo alcune interpretazioni finirebbe per ricadere comunque nell’obbligo disposto dall’Anatel di mantenere assoluta separazione tra le attività di Vivo e Tim Brasil. Ma ancora prima, nelle procedure di scioglimento di Telco, si porrà il problema di come attribuire a Telefonica quel 5% di Telecom rilevato indirettamente a settembre che è rimasto sterilizzato nel diritto di voto.
Alla fine per uscire dal ginepraio, più che le carte bollate, per Telefonica sarebbe provvidenziale la cessione di Tim Brasil, che eliminerebbe alla radice il presupposto che “minaccia” il controllo assoluto di Vivo, al quale gli spagnoli non vogliono rinunciare. E, infatti, sul mercato brasiliano i giochi si sono riaperti. Proprio la prospettiva di un prossimo dissolvimento di Telco ha rinfocolato le sollecitazioni a Oi – il campione nazionale delle tlc, ovviamente sostenuto dal “sistema” brasiliano – affinchè si faccia avanti con un’offerta per Tim, sufficientemente allettante da poter essere presa in considerazione da Telecom Italia. Il problema è che Oi, alle prese con la fusione con Portugal Telecom, ha ancora le finanze tirate (net debt/Ebitda superiore a 3), dovrebbe comunque fare a pezzi Tim e assicurarsi che i concorrenti siano disposti a pagar bene gli asset che dovrebbe rivendere. Resta il fatto che non si è mai visto che a finire smembrato sia il secondo player (di successo) del mercato, anzichè l’operatore marginale. Per Tim Brasil l’unica alternativa a questo scenario è un’aggregazione con Gvt, la rete in fibra ottica di Vivendi, che però renderebbe ancor più insostenibile la posizione di Telefonica in Brasile, costringendola di fatto a mollare la presa su Telecom Italia.

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