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L’Antitrust americana apre un’inchiesta Il crollo in Borsa, poi arriva la ripresa

È bastato l’avviso della Federal Trade Commission, l’Antitrust americana, sull’apertura di un’indagine, che Facebook è subito crollata in Borsa del 5%.

Dopo lo scandalo di Cambridge Analytica insomma, il mercato ha messo sotto la lente di ingrandimento il social network fondato da Mark Zuckerberg. Perché anche se la catena di eventi che ha portato informazioni di milioni di utenti nelle mani di Cambridge Analytica sembra ormai piuttosto chiara, la Ftc ha aperto un fronte nuovo, che coinvolge un precedente accordo tra la commissione e la società di Menlo Park. Nel 2011 infatti Zuckerberg ha firmato con l’agenzia un’intesa che gli impone di avvisare gli utenti (e ottenere la loro autorizzazione) in caso di condivisione di dati personali oltre le loro impostazioni di privacy.

Una violazione del decreto può comportare una multa di 40 mila dollari per ogni episodio. E considerando che il datagate che sta scuotendo Facebook riguarda oltre 50 milioni di persone, è facile immaginare come l’eventuale sanzione potrebbe raggiungere cifre da capogiro. L’agenzia ha aperto «un’indagine non pubblica» sulle pratiche di tutela della privacy ma ha tenuto a precisare che vuole appurare l’eventuale condotta di «imprese che non onorano le promesse» fatte agli utenti sulla riservatezza di dati e informazioni.

Un’altra stangata che si è subito ripercossa sul titolo a Wall Street, già nella settimana scorsa in decisa sofferenza. Le azioni del social sono crollate da 176,80 dollari di lunedì scorso a 159,30 di venerdì e hanno proseguito la discesa anche ieri (ma dopo il tonfo, alla chiusura di Wall Street Facebook ha guadagnato lo 0,42%). Come se all’improvviso fosse sparita l’Eni intera, il colosso petrolifero che capitalizza 50,6 miliardi di euro. Facebook è andata oltre, bruciando 75 miliardi di dollari. La reazione del mercato non è però stata isolata. Una serie di fattori stanno convergendo sui titoli tecnologici in un momento in cui i loro valori erano alle stelle.

Anche l’Italia si muove, con la Procura di Roma che ha deciso di delegare la polizia Postale nelle indagini sulle presunte violazioni della privacy nella vicenda datagate.

Corinna De Cesare

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