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L’antiriciclaggio alza il tiro

Il contrasto al riciclaggio Ue stringe anche sull’evasione fiscale. Nella nuova direttiva antiriciclaggio è infatti espressamente previsto il richiamo ai reati fiscali relativi alle imposte dirette e imposte indirette. La proposta di direttiva, approvata ieri dalla Commissione europea insieme con il regolamento riguardante i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi, al fine di garantire la «dovuta tracciabilità, quindi chiarisce maggiormente che antiriciclaggio ed evasione sono sempre più facce della stessa medaglia.

Tanto che nei considerando iniziali della direttiva la Commissione sottolinea che l’inclusione dei reati fiscali legati alle imposte dirette e indirette è un recepimento delle indicazioni che arrivano dall’organismo internazionale Ocse dell’antiriciclaggio (Gafi). Le nuove regole antiriciclaggio arrivano dunque per banche, istituzioni finanziarie, revisori contabili, notai, promotori finanziari. Ma anche agenti immobiliari, trust e legali rappresentanti che d’ora in avanti saranno tenuti a rispettare misure più stringenti per aumentare il livello di trasparenza delle operazioni in Europa. Primo fra tutti, la messa al bando dei conti correnti anonimi da parte dei paesi membri, non più ammessi dall’articolo 9 capitolo II della nuova disciplina comunitaria anti riciclaggio. Oltre all’introduzione obbligatoria della due diligence per tutti coloro che offrono merci o prestano servizi a fronte del pagamento in contanti di importo pari o superiore a 7.500 euro (in Italia la soglia è già più bassa a 1.000 euro). O per operatori del gioco d’azzardo che conducono transazioni finanziarie superiori ai 2.000 euro. «La due diligence del fornitore dovrà prevedere l’accertamento e la verifica dell’identità sulla base dei documenti o di altre informazioni ottenute in maniera affidabile da parte di fonti di informazione indipendenti», si legge nella direttiva Ue. Novità in arrivo anche sul versante della conservazione dei dati. D’ora in avanti i professionisti saranno tenuti a conservare le informazioni relative all’identità di chi si cela realmente dietro le società accrescendo così la chiarezza e la trasparenza delle norme sull’obbligo della verifica della clientela con il fine di disporre di controlli e procedure adeguate che consentano una migliore conoscenza della clientela e una migliore comprensione della natura delle loro attività. In particolare, la documentazione relativa alla due diligence del fornitore dovrà essere conservata per un periodo di cinque anni dopo la cessazione delle relazioni di lavoro con il soggetto. Terminato questo tempo, tutti i dati in loro possesso potranno essere cancellati a meno di regole più stringenti imposte dalle leggi nazionali.

I paesi membri dovranno assicurarsi che la verifica dell’identità del cliente venga effettuata prima che si venga a creare una relazione di business o che venga portata a compimento una transazione. Si potrà derogare a questa regola per velocizzare l’instaurazione di un rapporto economico tra due soggetti a patto che la verifica dell’identità venga realizzata il prima possibile. Ma soltanto se l’entità dell’operazione risulta limitata e non esistono rischi di legami con il finanziamento del terrorismo.

In questo casi, l’apertura di un conto corrente costituisce una adeguata dimostrazione del possesso dei titoli identificativi sufficienti per iniziare un rapporto di business. Ma questo non cancella il dovere delle parti in causa di effettuare le opportune operazioni di due diligence.

La nuova direttiva prevede, poi, l’estensione delle disposizioni in materia di persone politicamente esposte (ossia le persone maggiormente esposte al rischio di corruzione in ragione degli incarichi politici che ricoprono) alle persone politicamente esposte a livello nazionale in aggiunta a quelle straniere e quelle in seno alle organizzazioni internazionali. Si tratta, tra l’altro dei capi di stato, dei membri di governo, dei parlamentari, dei giudici dei più alti organi giurisdizionali. Ma le novità non finiscono qui. Bruxelles ha deciso infatti di andare oltre le disposizioni del Gafi, anche se l’Italia ha già giocato d’anticipo su queste disposizioni, riducendo a 7.500 euro la soglia massima dei pagamenti ammessi in contanti senza la necessità di una due diligence del fornitore, a dispetto del limite di 15.000 euro attuale, ritenuto non più sufficiente. Oltre a questo, l’Europa ha voluto assicurare l’inclusione del settore del gioco d’azzardo nell’ambito di applicazione della direttiva (la precedente norma comunitaria riguardava solo i casinò) inserendo un esplicito riferimento ai reati fiscali. E a garanzia della corretta applicazione delle nuove disposizioni, Bruxelles ha previsto il rafforzamento dei poteri sanzionatori delle autorità competenti aumentando, al tempo stesso, la cooperazione tra le differenti unità di informazione finanziaria, che avranno il compito di ricevere, analizzare e trasmettere alle autorità competenti le segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Prima di tradursi in legge, queste proposte dovranno ricevere il disco verde de Parlamento Ue e dal Consiglio con procedura legislativa ordinaria.

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