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L’antiriciclaggio a senso unico

L’antiriciclaggio corre su un solo binario. Quello delle banche. Le segnalazioni di operazioni sospette, cresciute in maniera esponenziale dalle 12.500 del 2007 alle 65 mila del 2013, infatti, possono contare (quasi) solo sull’alleanza degli istituti di credito. E poco, invece, sul contributo di professionisti, operatori non finanziari e uffici della pubblica amministrazione. Una scarsa collaborazione che salta agli occhi scorrendo le pagine del Rapporto annuale dell’Uif, l’Unità di informazione finanziaria, che dal gennaio 2008, presentato ieri a Roma, in attuazione della terza direttiva antiriciclaggio (2005/60/Ce), è stata istituita presso Bankitalia con il compito preciso di elaborare e canalizzare le segnalazioni di operazioni di riciclaggio e di trasmettere poi i risultati alle autorità competenti. Questo non vuol dire comunque che di segnalazioni non ce ne siano, tutt’altro. Sono infatti aumentate nella quantità, i dati parlano di un +23% in questi primi mesi del 2014 rispetto allo stesso periodo del 2013, e nella qualità visto che il 50% delle segnalazioni è stata ritenuta meritevole di accertamenti.

Dati e andamenti

Ammonta a circa 65 mila il numero delle comunicazioni di operazioni sospette ricevute nel 2013 (in calo del 3,6% rispetto al 2012) per un importo complessivo di 84 miliardi di euro. Ma già nei primi sei mesi del 2014 la percentuale di operazioni giunte all’attenzione dell’Uif è cresciuto fino ad arrivare a giugno 2014 a oltre 38 mila segnalazioni. Il 99,7% delle segnalazioni ricevute nel 2013 ha riguardato sospetti di riciclaggio, mentre numericamente marginali restano quelle relative al finanziamento del terrorismo o dei programmi di proliferazione delle armi di distruzione di massa, anch’esse ricomprese nel sistema di prevenzione. Non solo, perché come si legge nel rapporto, con l’intensificarsi della crisi economica e il conseguente aumento del fenomeno dell’usura sono cresciute anche le segnalazioni a esso riconducibili, con numeri raddoppiati rispetto al 2012, passando a oltre 2 mila. Alla crescita delle segnalazioni però si è affiancata una riduzione dei tempi di rilevazione che per la Uif «aumenta la possibilità di adottare tempestivi provvedimenti di sospensione in presenza di particolari esigenze cautelari». Nel 2013 sono state valutate in tale prospettiva oltre 300 segnalazioni e sono stati adottati 64 provvedimenti per un importo complessivo di 62 milioni di euro. Quanto ai tempi, l’anno scorso il 44% delle comunicazioni è stato effettuato entro un mese dal compimento delle operazioni sospette; entro i primi due mesi è pervenuto il 65%. L’incremento delle comunicazioni è andato di pari passo con l’intensificarsi della collaborazione tra Uif e organi inquirenti: negli ultimi anni oltre il 50% delle segnalazioni trasmesse all’Unità è stato ritenuto meritevole di accertamenti investigativi e, rispetto alle verifiche effettivamente avviate, circa la metà si conclude con riferimenti in sede processuale.

Chi segnala

Ma chi segnala? L’87% delle comunicazioni arriva da banche e poste (si veda tabella in pagina in cui le tre macrocategorie di segnalatori sono: banche, poste, intermediari e assicurazioni; notai, commercialisti e consulenti del lavoro, avvocati e revisori; gestori di giochi). Molto più ridotto, lamenta il rapporto, è il contributo di Sim (Società di intermediazione mobiliare) e Sgr, (Società di gestione del risparmio) «che risente delle particolari caratteristiche delle relazioni con la clientela di questi intermediari». Ancora più problematico, poi, risulta l’apporto di professionisti e operatori non finanziari: sono meno di 2.800 le segnalazioni formulate da queste categorie, il 4% circa del totale e quasi interamente riferibile a notai (1.876) e operatori di gioco (774). Assente quasi del tutto il ruolo delle professioni economico-contabili che nel complesso hanno effettuato circa 135 segnalazioni sempre nello stesso periodo preso in considerazione. Una scarsa collaborazione, che ha specificato il direttore della Uif, Claudio Clemente, «è una criticità presente in molti altri paesi, con numeri di segnalazioni trasmesse anche inferiori a quelli dell’Italia. Essa va contrastata, oltre che con l’intensificazione dei controlli, favorendo un approccio che anteponga la sostanza alla forma nell’applicazione delle previsioni normative e rafforzando i presidi a tutela della riservatezza». Anche dalle amministrazioni pubbliche, poi, non si registra un contributo particolarmente rilevante fatta eccezione, precisa il rapporto, «per qualche positivo segnale di sensibilità tra le amministrazioni locali».

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