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L’anticipo divide società e persone fisiche

Slitta l’acconto solo per le società di capitali e i soggetti Ires, ma non per le persone fisiche, società di persone e soggetti assimilati. Queste le indicazioni che arrivano dalla lettura del comunicato stampa del Consiglio dei ministri sul decreto legge Imu e dalle indiscrezioni sul Dm che deve integrare questo provvedimento.
Questo il probabile quadro: per l’acconto Irpef si andrà alla cassa il 2 dicembre mentre per i soggetti Ires e per l’Irap delle società di capitali – comprese banche e assicurazioni – (non quelle delle persone fisiche, società di persone e soggetti assimilati, ancorate al 2 dicembre) la scadenza slitta al 10 dicembre. Chi non sarà in grado di pagare l’acconto nei termini, nonostante il differimento, disporrà dei cosiddetti ravvedimenti sprint, breve o lungo, per pagare le somme con mini-sanzioni e interessi del 2,5% annuo. Gli intermediari dovranno versare anche un acconto del 100% sul risparmio amministrato entro il 16 dicembre.
Ed ecco le precentuali per i versamenti: l’acconto Irpef resta fermo al 100%; quello Ires dovrebbe passare al 102,5% mentre per banche e assicurazioni si impenna al 130%. Il risparmio gestito si colloca al 100% e la cedolare secca al 95 per cento. Alla cassa entro il 2 dicembre anche i superminimi e i contribuenti che devono l’acconto Inps.
Lo scorso anno, le persone fisiche dovevano l’acconto Irpef e Irap nella misura del 99%; le persone fisiche che pagano in due volte dovevano versare: il 40% del 99%, cioè il 39,6% entro il termine per il saldo dell’anno precedente; il 60% del 99%, cioè il 59,4%, entro il 2 dicembre 2013. Considerato, però, l’aumento del punto percentuale, dal 99 al 100%, misura a regime dal 2013, chi ha versato il primo acconto, di norma, tra il mese di giugno o entro il 20 agosto 2013, pagando il 39,6% del debito, deve pagare entro il 2 dicembre 2013, il 60,4% del debito di riferimento. Le stesse regole valgono per l’acconto Irap dovuto dalle società di persone e dagli studi associati.
Per il 2013 è previsto l’acconto della cedolare secca o tassa piatta nella misura del 95%. L’acconto così determinato si versa in due rate: il 40 per cento del 95%, pari al 38%, di norma, tra il mese di giugno o entro il 20 agosto 2013. Chi ha versato il primo acconto, pagando il 38% del debito, deve pagare, entro il 2 dicembre 2013, il 57% del debito di riferimento. I contribuenti Ires dovevano versare l’acconto, sia per l’Ires sia per l’Irap, per l’anno 2013 nella misura del 100%. I soggetti Ires che pagano in due volte dovevano versare: il 40% entro il termine per il saldo dell’anno precedente; il 60%, entro il 10 dicembre 2013. Considerato, però, l’aumento di 2,5 punti percentuale, dal 100 al 102,5% (che dovrebbe essere limitato però al solo anno 2013), chi ha versato il primo acconto, di norma, tra il mese di giugno o entro il 20 agosto 2013, pagando il 40% del debito, deve pagare entro il 10 dicembre 2013 il 62,5% del debito di riferimento. Per le banche, il secondo acconto è pari al 90% (130% meno il 40% versato come primo acconto). La strada per non versare gli acconti maggiorati può essere quella del metodo previsionale. Infatti, con il sistema previsionale il versamento è calibrato sull’imposta effettiva che si ritiene inciderà il reddito di periodo. Il previsionale, in pratica, consente di ridurre l’importo del versamento, ove si ritenga che l’imposta che sarà effettivamente dovuta per l’anno in corso sia minore rispetto a quello dell’anno precedente che costituisce la naturale base di computo. L’adozione del metodo previsionale presenta ovvi margini di rischio in quanto occorre valutare in anticipo l’andamento reddituale dell’anno e quantificare il carico tributario valorizzando una serie di variabili che vanno ad incidere sull’importo effettivo delle imposte dovute. E questo vale anche per i soggetti Irpef: per costoro la misura della seconda o unica rata di acconto 2013 potrà essere determinata, con il tradizionale metodo previsionale. Va ricordato che nel computo complessivo degli acconti 2013 occorre considerare anche quanto versato con la prima rata, di modo che se la prima rata è stata versata secondo il metodo storico e ora si sceglie il previsionale la rata di novembre potrà essere calibrata sull’imposta dovuta tenendo anche conto di quanto già versato come prima rata.
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