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L’«anticipo» della May spiazza i mercati

Un leit motiv dei mercati, fino a poco tempo fa, era il seguente: più forte è l’«hard Brexit» e maggiore sarà la debolezza della sterlina. Ieri il motivo conduttore è cambiato. Dopo l’annuncio del Primo Ministro Theresa May sul voto anticipato in Gran Bretagna la divisa britannica si è infatti rafforzata. La sterlina verso il dollaro è passata da circa 1,252 a oltre 1,28. L’euro, a sua volta, è scivolato nei confronti del «pound» da circa 0,85 a quota 0,838 (-1,12%).
Al che il signor Rossi domanda: perchè questi movimenti? Gli esperti, a ben vedere, sottolineano un cocktail di motivazioni.
Una prima, maggioritaria, corrente di pensiero sottolinea l’aspetto tecnico dell’intera faccenda. Attualmente la differenza tra le posizioni ribassiste e quelle rialziste sul cambio sterlina-dollaro (ma il discorso vale anche per la sterlina-euro) ha raggiunto livelli da record. Ebbene: di fronte alla sorpresa dell’annuncio gli operatori hanno preferito chiudere le posizioni ribassiste e incassare la plusvalenza. La mossa, inevitabilmente, ha indotto i venditori a comperare sterline da consegnare agli acquirenti. Questa «semplice» operazione ha spinto verso l’alto la divisa britannica. «Peraltro – sottolinea Maurizio Mazziero, di Mazziero Research – bisogna fare attenzione a non dare eccessiva importanza al singolo movimento intraday. Insomma: aspettiamo di vedere come andrà assestandosi il mercato».
Al di là di simili considerazioni c’è, però, chi attribuisce maggiore importanza a quanto accaduto nell’ultima seduta. Un andamento che può giustificarsi con il seguente ragionamento: le eventuali elezioni anticipate in Uk dovrebbero dare più forza al partito dei Conservatori. In una parola: la «nebbia» che, rispetto alle trattative sulla Brexit, avvolge il Parlamento inglese andrebbe diradandosi. Un venire meno dell’incertezza che, anche a fronte delle tante variabili politiche del Continente, permetterebbe a Londra di gestire le trattative con l’Ue da una posizione di forza. Il che, inevitabilmente, induce a pensare ad una sterlina più salda, con minori problemi.
Ma non sono solo questioni geopolitiche. «Deve ricordarsi – sottolinea Steven Andrew, gestore di M&G Income Allocation fund -che la crescita in Uk, i tassi d’interesse e l’inflazione» suggeriscono come la «sterlina sia piuttosto a sconto. Tanto che», non è necessario prevedere quali saranno i risultati delle eventuali elezioni, «per dire che la divisa britannica potrebbe, da qui in poi, rafforzarsi».
Insomma: come spesso accade le considerazioni degli esperti sono divergenti. In tal senso è molto probabile che la verità possa riscontrarsi un po’ in tutte le varie argomentazioni. Un cocktail di cause, per l’appunto, che spiegano il trend delle valute di ieri.
Diverso, invece, la situazione sul fronte azionario. I listini del Vecchio continente, si sa, hanno chiuso tutti in ribasso: dal Ftse Mib (-1,67%) al Cac40 (-1,59%) fino al Dax (-0,9%) e al Ftse 100 (-2,46%). Qui, è l’indicazione, da una parte ha giocato l’incertezza politica legata all’approssimarsi delle elezioni in Francia; e, dall’altra, ha impattato proprio il movimento della sterlina. In particolare sul listino di Londra. «Le società quotate alla City -afferma Angelo Drusiani di Albertini Syz – sono spesso multinazionali che fatturano all’estero. Il rafforzamento della sterlina, da un lato, limita l’export; e, dall’altro, si traduce in una riduzione nominale di ricavi e utili». Di conseguenza il Ftse 100 «pavlovianamente», di fronte al rialzo della divisa britannica, scende.
Detto di monete ed azioni, quale invece l’andamento dei titoli di Stato? Lo spread BTp-Bund è leggermente salito a 210,6 punti base. Quello, invece, tra il decennale francese e il buono governativo tedesco è rimasto praticamente invariato. I mercati Ue, mentre Wall Street resta debole, attendono il primo turno delle presidenziali in Francia.

Vittorio Carlini

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