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L’anno nero per tv, editoria e tlc

I ricavi Rai che superano quelli Mediaset, la quota di Telecom Italia nella banda larga fissa che scende sotto il 50%, un nuovo appello a riformare la par condicio, l’Agenda digitale che stenta a decollare. La relazione del presidente dell’Authority per le comunicazioni, Angelo Cardani, è puntellata di messaggi e input per addetti ai lavori e non solo, ma per capire l stato di salute del mercato un dato pesa più di tutti: per il 2013 il macrosettore delle comunicazioni è stimato pari a 56,1 miliardi, che significa una perdita di 5,4 miliardi in termini di fatturato rispetto al 2012 (-9%). Nel complesso, il fatturato lordo delle comunicazioni scende sotto il 4% del Pil.
La diminuzione più evidente ha colpito le telecomunicazioni (-10,8% a 34,4 miliardi) mentre l’universo media ha perso in un anno poco più di 1 miliardo di fatturato (-6,9% a 14,7 miliardi).
Tutti i settori dei media (l’editoria, la radio, la tv e in misura più contenuta l’online) risultano in perdita rispetto al 2012. In particolare, per quanto riguarda la tv, Sky resta prima per ricavi mentre Mediaset, totalizzando il maggior calo (-8% a 2,28 miliardi), viene sorpassata dalla Rai (-1,6% a 2,3 miliardi). Nelle telecomunicazioni, spicca il calo per la prima volta sotto il 50% della quota di mercato di Telecom Italia nella banda larga fissa. Una conferma, invece, il trend in discesa dei prezzi.
La crisi pesa con evidenza sul macrosettore delle comunicazioni. Ed è con questa chiave di lettura che l’Italia dovrebbe accelerare sui processi di efficientamento e di evoluzione del mercato legati all’Agenda digitale, cavalcata come priorità anche dal presidente della Camera.
Nel suo intervento, Laura Boldrini ha definito «il pieno ingresso nell’età digitale uno dei fattori essenziali per la modernizzazione del Paese, e tutti ci auguriamo che abbia successo il lavoro dell’Agenzia». È vero – spiega poi Cardani – che il divario rispetto alla media europea si è parzialmente ridotto, ma permangono evidenti «segnali di debolezza nello sviluppo e penetrazione di reti digitali di nuova generazione e di accesso ai servizi più innovativi».
Non passa in secondo piano, nemmeno quest’anno, l’argomento par condicio: ancora una volta l’Authority chiede un rapido intervento legislativo di riforma. L’attuale normativa è infatti contrassegnata da «sempre maggiori ed evidenti criticità applicative, specie nei periodi elettorali». Cardani non evita neanche la spinosa questione degli “over the top”, i grandi operatori media che veicolano contenuti lungo le autostrade digitali sulle quali hanno investito gli operatori tlc tradizionali. «Potrebbe servire un cambiamento dell’approccio regolamentare – fa notare con una certa cautela – perché per cogliere l’effettiva portata dell’ingresso degli over the top sui mercati delle tlc non aiuta analizzare i singoli mercati rilevanti, ma occorrerebbe un’analisi per l’intera industria». Nella relazione c’è spazio anche per la più recente attività di regolatore del settore postale. In questo caso, Cardani fa riferimento ad asimmetrie di mercato ancora esistenti (ad esempio sul regime Iva e le riserve legali) ma al tempo stesso si aspetta che «una maggiore trasparenza» possa derivare dal progetto di privatizzazione di Poste annunciato dal Governo.
Il bilancio dell’anno, è la sintesi di Cardani, conferma le caratteristiche specifiche dell’Agcom da «salvaguardare». Il decreto sulla Pa prevede tra l’altro misure di razionalizzazione delle autorità indipendenti ma, sottolinea il presidente, il riassetto «non può prescindere dall’indipendenza e le peculiarità di questa Auhority».

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