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L’anno di Greta

MADRID — È stato un anno formidabile il 2019 di Greta Thunberg. Da ragazzina sconosciuta a icona della protesta giovanile, a fustigatrice di quei potenti che continuano a non decidere, condannando le generazioni future a vivere su una Terra resa inospitale dal riscaldamento globale. Ora il 2019 di Greta si conclude con la copertina di Time che la incorona persona dell’anno.
Un riconoscimento riservato a personalità che hanno lasciato un segno nei dodici mesi precedenti. Nel 2018 era toccato a Jamal Khashoggi, il giornalista saudita ucciso dai servizi segreti del suo Paese, e agli altri reporter che si battono per la libertà di stampa. L’anno precedente alle donne che avevano lanciato il movimento #MeToo. E prima ancora a John F. Kennedy, Giovanni Paolo II, Michail Gorbaciov, Barak Obama e Mark Zuckerberg solo per citarne alcuni.
Ma Greta, con i suoi 16 anni, è la “persona” più giovane tra quelle scelte dal settimanale americano a partire dal 1927 (allora finì in copertina l’aviatore Charles Lindbergh, il primo a volare in solitaria da un capo all’altro dell’Atlantico). Perché quello di Time è anche un esplicito omaggio al “potere della gioventù”. «Greta – ha spiegato il caporedattore Edward Felsenthal – è il simbolo di un passaggio generazionale in ambito politico e culturale. Ha mostrato cosa succede quando una nuova generazione prende la guida della protesta». Lei, impegnata a Madrid con il lavori della Conferenza Onu sul clima, ha ringraziato via Twitter: «È incredibile! Condivido questo grande onore con tutti quelli del movimento Fridays For Future e gli attivisti del clima».
Ne ha fatta di strada questa 16enne di Stoccolma che un giorno di agosto dell’anno scorso decise di saltare le lezioni per protestare: con il cartello “Sciopero scolastico per il clima” passò la mattinata seduta davanti al Parlamento svedese. Nel giro di poche settimane lo sciopero del venerdì avrebbe contagiato i giovani di tutto il mondo, fino a portare in strada 4 milioni di ragazzi il 20 settembre.
È lei la prima a riconoscere la metamorfosi di cui è stata protagonista: «Fino a un anno e mezzo fa non parlavo con nessuno. Poi ho trovato un buon motivo per farlo». Ha incontrato il Papa, capi di Stato e il gotha della finanza. Andando sempre dritta al cuore del problema: «La nostra casa brucia e voi non fate niente. Mi invitate, mi applaudite ma poi non cambia nulla». Anche arrivando a Madrid ha ribadito il concetto: «Dopo un anno e mezzo di proteste non ci sono ancora azioni concrete».
Ha l’aria stanca Greta, dopo un 2019 straordinario di cui è il simbolo. Ha girato l’Europa in treno. Ha attraversato due volte l’Atlantico su spartane barche a vela pur di partecipare ai vertici sul clima.
E non si fermerà: domani, sulla via di Stoccolma, farà tappa a Torino per la manifestazione di Piazza Castello: «Ci vediamo alle 15!», ha postato sui social. Un’eroina dei due mondi. Così l’ha voluta celebrare Time nelle foto di Evgenia Arbugaeva che la ritraggono sugli scogli, appena approdata a Lisbona, giusto in tempo per poter essere a Madrid.
È stanca ma non si arrende. «Mancano poche settimane all’inizio di un nuovo decennio», ha detto ieri dal palco dell’Onu.
«Saranno dieci anni decisivi per il nostro futuro. E se i politici non lo capiscono devono essere le persone comuni a capirlo, a fare pressione perché le cose cambino». Almeno su questo Greta è fiduciosa. «Le persone possono cambiare, sono pronte a cambiare. Abbiamo bisogno di ottimismo».

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