Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’anno delle matricole in Borsa si può battere il record del 2007

Quasi sette anni di vacche magre, sette mesi di fuoco. Che, almeno come potenzialità, promettono da qui a dicembre con una bella concentrazione entro l’estate – di battere il record dei record a Piazza Affari: 32 società quotate in Ipo nel 2007, con un afflusso di nuovi capitali per 4,4 miliardi. Le premesse ci sono tutte: solo al listino principale hanno avviato le procedure o manifestato interesse alla quotazione una quindicina di società, con una “capitalizzazione” (senza considerare eventuali aumenti di capitale propedeutici all’Ipo) intorno ai 25 miliardi, grosso modo il 5% di quanto vale ora la Borsa. Un capitolo a parte spetta alle privatizzazioni, che per qualità degli asset e dimensioni riportano ai livelli di fine anni Novanta. La prima a sbarcare in Borsa sarà Fincantieri; il colosso guidato da Giuseppe Bono da solo si appresta a raccogliere sul mercato 600 milioni ma l’attesa maggiore è per le Poste, che sotto la guida di Francesco Caio dovrebbero quotarsi il prossimo novembre raccogliendo sul mercato oltre 4 miliardi. Finora però il plotoncino più numeroso di esordi a Palazzo Mezzanotte è quello delle “piccole”, già sbarcate all’Aim. Che proprio un mercato regolamentato non è, ma in un percorso virtuoso può funzionare da palestra per poi fare il salto al listino principale. Insomma, il clima è euforico: «Questa congiuntura rasserena e rassicura – conferma Anna Gervasoni, direttore generale dell’Aifi, l’associazione dei private equity spesso ci eravamo augurati una ripresa delle Ipo: nei portafogli dei nostri fondi ci sono una settantina di società con i requisiti in regola per una quotazione». Il fondo Clessidra, ad esempio, dopo aver quotato Anima holding unicamente attraverso un’Offerta pubblica di vendita, in luglio dovrebbe collocare insieme ad altri fondi i giochi della Sisal; ma stavolta presentandosi sul mercato con un’Offerta pubblica di sottoscrizione. E tra le prime grandi matricole estive è atteso il Cerved, che poco più di un anno fa è passato dalle mani di Clessidra a quelle di Cvc e ora l’azienda guidata da Giandrea De Bernardis si appresta a debuttare a Piazza Affari. Dopo anni di rubinetti chiusi, causa crisi, la ripresa delle quotazioni rappresenta infatti la strada maestra per cedere partecipazioni – soprattutto di maggioranza – e smontare investimenti rimasti fermi più del ciclo fisiologico (trecinque anni). In Europa questo processo è già partito nel 2013, quando i fondi di private equity hanno ceduto il 30% di partecipazioni in più rispetto al 2012, molto spesso attraverso la Borsa. In effetti il boom di Ipo è un fenomeno mondiale, figlio del torrente in piena di liquidità che si sta riversando sui mercati finanziari: Alibaba (cinese, ma con un azionista come Yahoo oltre il 22% e una domanda di quotazione a Wall Street) promette di essere la piú grande matricola della storia; entro ottobre dovrebbe essere la volta della tedesca Zalando. Solo a Wall Street – in aprile – in meno di due settimane si sono quotate 14 società, raccogliendo 5 miliardi di dollari. Un altro segnale di ottimismo? Pur senza dati ufficiali gli osservatori del settore dicono che in questa fase le valutazioni date dagli advisor finanziari per le Ipo sono più alte dei multipli sul mercato dell’M&A (sebbene non tutti condividano quest’analisi e anzi nella pratica il dual track, di fatto il doppio binario, continui ad essere praticato senza troppi clamori). Insomma, il mercato è molto ricettivo. «Semmai bisogna chiederei un’altra cosa – spiega Giovanni Tamburi, azionista e top manager di Tip, e tra i protagonisti della fortunatissima quotazione di Moncler – gli imprenditori sono pronti a rinunciare al premio di maggioranza? Perché un conto è vendere l’azienda, magari proprio al miglior concorrente, un altro è quotare una partecipazione di minoranza. Si tratta di due merci diverse, con prezzi diversi». Moda, lusso e il made in Italy, pare saranno, insieme alle grandi privatizzazioni, i temi dominanti delle Ipo 2014-2015. Per quest’anno ci sono in rampa di lancio, le borse di Braccialini, i semilavorati nella pelle di Favini, i negozi di Ovs e i cosmetici di Intercos, ma si parla anche di Artemide (che potrebbe sbarcare tra fine anno e gli inizi del 2015), di Pianoforte holding (Yamamay e Carpisa) e Kiko (le attese sono per il 2015). Liu Jo al momento sembra invece soprassedere, ma nel “fast fashion” (la moda accessibile) da Twin-Set controllata dal fondo Carlyle – a Elisabetta Franchi – partecipata dal fondo Trilantic – sono tante le aziende che scaldano i motori. Un altro settore d’eccellenza italiano, destinato a essere sempre più presente a Piazza Affari è quello alimentare: c’è molta attesa per Massimo Zanetti Beverage Group, che oltre al caffè Segafredo produce infusi e bevande e vende per il 90% all’estero. «Siamo il quinto gruppo mondiale del settore, dopo multinazionali come Nestlè e Kraft – spiega Massimo Zanetti, presidente della società e siamo il terzo negli Usa con marchi come Chock Full O’ Nuts, Hills Bros e Kauai Coffe. Abbiamo una catena di oltre 500 negozi nel mondo, ma vogliamo quotarci per rafforzarci ulteriormente a livello globale. I capitali raccolti sul mercato potranno essere utilizzati per valutare anche acquisizioni strategiche all’estero». E chissà che dopo Segrafredo, anche Lavazza segua le stesse orme; per la Eataly di Oscar Farinetti bisognerà attendere fino al 2016. Tra le altre aziende eccellenti attese entro l’estate c’è il gruppo farmaceutico Rottapharm Madaus della famiglia Rovati e la banca multicanale Fineco, oggi una costola di Unicredit. Infine si riaffaccia in Borsa anche il settore immobiliare, con il gruppo Sorgente e anche gli alberghi di superlusso come il Danieli di Venezia e il Four Seasons di Milano, che fanno capo a Giuseppe Statuto.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa