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L’anno del bail-in retroattivo

Milano
Un anno che per gli investitori sarà ricordato per l’entrata in vigore di fatto retroattiva del bail-in e per le vicende delle banche risolte. E questo emerge nel 2015, analizzato nella relazione annuale al ministro dell’Economia, presentata ieri da Consob a Milano.
L’impatto è stato sicuramente devastante, ieri il presidente della Consob ha detto: «L’entrata in vigore del bail in e gli eventi legati alla risoluzione dei quattro istituti di credito hanno generato nei risparmiatori un clima di incertezza, che non si era mai registrato nel dopoguerra».
Peraltro – va ricordato – la direttiva sulle crisi bancarie prevede il bail-in come una delle risorse estreme del sistema. L’entrata in vigore di fatto retroattiva, non ha permesso di mettere in atto tutti quei presidi preventivi che la direttiva pure prevede.
Si tratta però dell’aspetto più macroscopico rispetto ai tanti problemi piccoli o grandi che i risparmiatori incontrano nei rapporti con gli intermediari finanziari, che curano i loro investimenti. Probabilmente con trend di problematicità crescenti, visto che l’anno scorso ha visto persino un aumento degli investitori retail che detengono almeno un’attività rischiosa (azioni, obbligazioni, risparmio gestito, polizze vita e strumenti derivati), arrivati al 35 per cento (contro il 32 e il 26 per cento rispettivamente a fine 2014 e 2013).
Come ha risposto la Consob alle tante docce fredde prese dai risparmiatori nel corso di quest’anno? Nei prossimi anni gli osservatori avranno a disposizione i resoconti dell’attività dell’Arbitro per le controversie finanziarie, l’equivalente Consob dell’Arbitro bancario finanziario di Bankitalia. L’organismo è in fase di costituzione ed entro quest’anno – si spera – dovrebbe partire.
Gli esposti
Una mappa dei punti di frizione tra risparmiatori e intermediari, si può comunque ritrovare all’interno della relazione annuale Consob. Ed è quella parte in cui si parla degli esposti all’authority. Ma vediamo i numeri. Innanzitutto cresce lo scontento. Nel corso del 2015, la Commissione ha ricevuto 1.830 esposti contro i 1.161 del 2014. Con gli esposti (che non sono dei veri e propri ricorsi) i risparmiatori e, più in generale, operatori di mercato segnalano «situazioni o comportamenti messi in atto da soggetti vigilati che apparivano anomali o scorretti». E secondo i dati Consob, nella maggior parte dei casi (46 per cento circa) gli esposti si riferiscono a circostanze attinenti alla prestazione di servizi di investimento. A fare la parte del leone nelle lagnanze dei risparmiatori sono gli esposti attinenti alla prestazione dei servizi di investimento «in aumento sin dal 2013». I due terzi circa delle denunce riguardano il servizio di negoziazione e raccolta ordini, quasi un terzo il servizio di collocamento e offerta fuori sede, mentre una quota residuale attiene alle gestioni di patrimoni
Sanzioni per 12 milioni
Le sanzioni della Consob non partono solo dagli esposti dei risparmiatori, ma questi sono sicuramente un canale di attivazione dell’attività di vigilanza della Commissione. «Nel 2015 sono stati portati a compimento 268 procedimenti sanzionatori – spiega la relazione annuale -, dei quali 236 si sono conclusi con l’applicazione di sanzioni. L’importo complessivo delle sanzioni pecuniarie applicate è stato pari a circa 12,1 milioni di euro». Nel 2014 invece le sanzioni applicate (si veda anche l’analisi in questa pagina) erano state inferiori per numero (140 casi su 160 procedimenti avviati) ma maggiori per importi: in tutto 20,6 milioni. Consob avverte però che: «Il raffronto tra i dati 2014 e i dati 2015 deve tenere in debito conto il fatto che, nel 2014, oltre 16 milioni delle sanzioni emesse erano riferite a 4 vicende emblematiche (tra cui Monte Paschi di Siena e Proto sanzionati complessivamente per 5,7 e 4,5 milioni di euro, rispettivamente), mentre nel 2015 non sono state emesse sanzioni per vicende altrettanto emblematiche (la sanzione di importo più elevato si riferisce a Tercas e ammonta a 976 mila euro)».

Antonio Criscione

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