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L’anatocismo subito in soffitta

Anatocismo in soffitta dal 2014. Senza bisogno di un decreto del Cicr sul calcolo degli interessi. Questa la conclusione di due ordinanze del tribunale di Milano, la prima del 25 marzo 2015 e la seconda del 3 aprile 2015 resa nel procedimento RG 3562/2015, che interpretano a favore dei correntisti l’articolo 120 del Testo unico bancario (dlgs 385/1993).

La norma di riferimento affida al Comitato interministeriale credito e risparmio (Cicr) il compito di stabilire modalità e criteri per il calcolo degli interessi nei rapporti bancari con due vincoli: la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori nei rapporti di conto corrente; il divieto di produzione di interessi su interessi (anatocismo).

L’articolo 120 citato è frutto della modifica introdotta dal comma 629 dell’articolo 1 della legge 147/2013, in vigore dal 1° gennaio 2014. Il problema è se il divieto di addebito di interessi anatocistici scatti da quella data o se bisogna aspettare il decreto del Cicr (come sostenuto dalle banche).

Il tribunale di Milano ha risposto che il divieto è immediatamente operativo. Si legge, infatti, nelle ordinanze del marzo e dell’aprile del 2015 che in materia di decorrenza del divieto non c’è alcun bisogno di una specificazione con una normazione secondaria. La legge è precisa e non necessita di specificazioni tecniche sul punto dell’inizio di operatività. Altrimenti il Cicr potrebbe neutralizzare una legge.

Il tribunale di Milano ha anche delimitato l’intervento del Cicr, cui è delegata la definizione delle specifiche tecniche contabili per le corrette registrazioni delle poste fruttifere rispetto a quelle infruttifere: bisogna evidenziare lo stato attivo o passivo del capitale e gli interessi maturati, senza che questi possono essere incorporati nel saldo passivo per le successive operazioni contabili.

Invece il decreto del Cicr non può disporre del divieto di anatocismo in maniera diversa dalla disciplina della norma legislativa.

La conclusione è che dal 1° gennaio 2014 non è consentita alcuna prassi anatocistica nei rapporti bancari. Se gli istituti di credito continuano ad applicarli, i correntisti e le associazioni di categoria possono promuovere azioni sia per ottenere l’inibitoria sia per ottenere il rimborso di quanto indebitamente pagato.

Come segnalato dalla associazione Aiace, che ha predisposto modelli di diffide da inviare alle banche, per effetto delle norme, come interpretate dalla giurisprudenza, è vietata ogni forma di anatocismo bancario anche in ordine ai contratti sorti anteriormente a tale data che contemplino clausole relative alla capitalizzazione degli interessi passivi sui rapporti di conto corrente, o, in materia di mutui, il computo degli interessi di mora sull’intera rata scaduta già comprensiva degli interessi corrispettivi.

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