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L’anagrafe rapporti è un flop

Anagrafe dei rapporti finanziari: tanto rumore per nulla. Ad oggi infatti è una banca dati tanto costosa quanto scarsamente utilizzata e utilizzabile ai fini del contrasto dell’evasione fiscale. Dalla sua istituzione ad oggi il costo per l’Erario è di circa 10 milioni di euro. A fronte di tali spese questa ingente banca dati risulta praticamente inutilizzata dall’Agenzia delle entrate nella lotta all’evasione. Agenzia che al tempo stesso si è resa anche «gravemente inadempiente» agli obblighi normativi ad essa imposti, non avendo mai elaborato le previste liste selettive né, successivamente, le analisi del rischio evasione. Tali inadempienze hanno finito per rendere inoltre scarsamente utilizzabile tale imponente banca dati proprio per la sua finalità istituzionale: il contrasto all’evasione fiscale.

È questo lo stato dell’arte sull’utilizzo dell’Anagrafe dei rapporti finanziari ai fini dell’attività di controllo fiscale, evidenziato nell’indagine condotta dalla Corte dei conti il cui testo è stato diffuso nella giornata di ieri

L’indagine si chiude con una serie di raccomandazioni alla stessa Agenzia delle entrate ed in particolare al ministro dell’economia, affinché vengano adempiuti quanto prima gli obblighi derivanti dal quadro normativo richiamato nella relazione, riferendo successivamente alle Camere sulla puntuale applicazione delle disposizioni riguardanti l’utilizzo dell’Anagrafe ai fini della lotta all’evasione fiscale.

L’approfondita analisi dei magistrati contabili consente di prendere visione anche della serie storica del numero degli accessi all’anagrafe dei rapporti finanziari suddivisi per ente richiedente. Da detto esame (di cui alla tabella in pagina) emergono alcuni dati altamente interessanti. Il primo, sul quale si sono poi concentrate le critiche ed i rilievi della Corte dei conti, è costituito dal drastico calo nell’utilizzo delle indagini finanziarie da parte dell’Agenzia delle entrate.

Ad un tale calo, quasi un azzeramento, si contrappongono invece utilizzi crescenti nel tempo da parte di tutti gli altri enti autorizzati fra i quali Equitalia, le procure della repubblica e la direzione investigativa antimafia. Anche gli accessi eseguiti dai reparti della Guardia di finanza presentano un andamento nel complesso crescente e su numeri di gran lunga superiori a quelli dei colleghi delle Entrate.

Ma come detto i rilievi nei confronti dell’Agenzia delle entrate non si limitano tanto allo scarso utilizzo dell’archivio dei rapporti finanziari in chiave antievasione, quanto piuttosto al mancato rispetto delle prescrizioni ad essa rivolte da leggi dello Stato.

«Con il dl 201 del 2001», si legge nella relazione in oggetto, «si «era previsto che il direttore dell’Agenzia delle entrate individuasse criteri per elaborare, con procedure centralizzate, specifiche liste selettive di contribuenti a maggior rischio di evasione. Tali criteri non sono mai stati emanati».

Successivamente con la legge di Stabilità per il 2015 si è previsto l’utilizzo dei dati, anche finanziari, per effettuare analisi del rischio di evasione. «A distanza di oltre due anni da tali modifiche, e di oltre cinque anni dall’obbligo di elaborare liste selettive», precisano ancora i magistrati contabili, «deve registrarsi l’inesistenza di selezioni di contribuenti attraverso lo strumento dell’Archivio dei rapporti finanziari quali soggetti a maggior rischio di evasione, sicché la norma è apparsa totalmente disattesa». A causa di tali inadempienze l’Agenzia non ha nemmeno mai predisposto la relazione annuale prevista dall’art. 11 del citato dl n. 201/2011, con la quale dovevano essere comunicati alle Camere i risultati relativi all’emersione dell’evasione a seguito dell’applicazione delle disposizioni di cui trattasi.

L’insieme di queste inadempienze ha finito per rendere scarsamente affidabili e utilizzabili i dati dell’anagrafe finanziaria per il contrasto all’evasione.

Ciò spiega perché, nel complesso, gli accessi a tali dati sono più numerosi per le altre finalità quali i controlli degli enti della riscossione, le indagini investigative delle procure o della direzione investigativa antimafia.

Difficile capire come mai si è arrivati ad una tale situazione. Ma adesso la Corte dei conti vuol vederci chiaro. Non resta che aspettare e vedere cosa il ministro riferirà alle Camere sull’accertato inutilizzo dell’archivio dei rapporti finanziari nella lotta all’evasione tributaria.

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