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L’ammortizzatore non fa venir meno le agevolazioni

Per ciascun dipendente assunto a tempo indeterminato, la disciplina Irap prevede per il 2013 una deduzione forfetaria annua che va da 4.600 euro (aree non svantaggiate) a 9.200 euro (aree svantaggiate) incrementata rispettivamente a 10.600 euro e 15.200 euro per i lavoratori di sesso femminile nonché per quelli di età inferiore a 35 anni. La deduzione opera su base annua, per cui occorre procedere al ragguaglio nel computo in presenza di lavoratori che non siano impiegati per l’intero periodo d’imposta, di contratti indeterminati a tempo parziale e di periodo d’imposta inferiore (o superiore) ai 12 mesi.
Non è chiaro se, ed eventualmente in che misura, la deduzione per i dipendenti assunti a tempo indeterminato possa competere alle imprese in caso di ricorso a trattamenti di integrazione salariale. Tali situazioni, visto lo stato di crisi economica generale, hanno riguardato un gran numero di imprese.
Iniziamo con il dire che sul fatto che la deduzione possa competere nei casi in questione non pare vi possono essere dubbi visto che la Cig non interrompe il rapporto di lavoro ma semplicemente lo sospende. Quindi il problema va calibrato su un interrogativo diverso e cioè se la deduzione, visto che è determinata in misura forfetaria, debba o meno essere ridotta in proporzione ai giorni in cui il lavoratore ha beneficiato del trattamento di integrazione salariale.
La soluzione della deduzione forfetaria piena anche per i dipendenti che hanno fruito della Cig, appare convincente sulla base dell’evidenza che la normativa prevede il ragguaglio del bonus solo nei casi di contratti a tempo parziale o di instaurazione o trasformazione del rapporto di lavoro nel corso del periodo d’imposta. Va anche ricordato, a sostegno di questa tesi, che la risoluzione 123/E/2001 delle Entrate, in tema di fruibilità del credito d’imposta per l’incremento occupazionale ex articolo 7 della legge 388/2000, aveva riconosciuto il diritto di accesso al bonus anche con riferimento ai lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto e anche quando non percepivano alcuna retribuzione.
Le conclusioni raggiunte vanno comunque coordinate con il contenuto dell’articolo 11 comma 4-septies del Dlgs 446/97, che prevede che per ogni dipendente a tempo indeterminato l’ammontare della deduzione non può comunque eccedere la somma della retribuzione e degli altri oneri e spese posti a carico del datore di lavoro.
Alla luce di ciò, sembra logico operare un distinguo tra i casi in cui il trattamento di integrazione salariale e gli altri oneri assistenziali e previdenziali siano totalmente a carico dell’istituto di previdenza, da quelli in cui gli oneri siano rimasti, anche in parte, a carico del datore di lavoro. Nel primo caso (più teorico che pratico) è da ritenere che non possa competere alcuna deduzione, mentre nel secondo la deduzione forfetaria spetterà entro il limite massimo degli oneri rimasti effettivamente a carico del datore di lavoro.

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