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L’amministratore vigila sulla gestione del vecchio board

Responsabilità dei nuovi organi societari che subentrano ai precedenti, solidarietà tra i membri degli organi collegiali e revoca per giusta causa dei sindaci. Sono alcuni degli spunti che emergono dalla rassegna della giurisprudenza 2012 della Cassazione – elaborata dall’ufficio del massimario – nelle parti relative al diritto societario e, in particolare, a sindaci e amministratori (si veda per i dettagli la grafica a lato).
La selezione mette in risalto la questione (abbastanza diffusa) delle responsabilità dei nuovi organismi che succedono nell’incarico ai precedenti. Sul punto la Suprema corte ha chiarito che, in caso di passaggio di consegne, la questione non risiede nell’affermare la responsabilità dei nuovi per fatti compiuti o comunque ascrivibili ai precedenti. È necessario, invece, verificare se sussista una culpa in vigilando in riferimento agli effetti che si sono prodotti durante il mandato dei nuovi amministratori, nonché di accertarne la responsabilità per non aver attivato gli atti e i comportamenti necessari a riportare la società in una situazione di legalità e regolarità gestionale.
Il concorso
Un’altra questione delicata riguarda l’imputazione e il concorso fra i singoli componenti dell’organo deputato alla gestione e del collegio sindacale. La problematica comporta implicazioni processuali: in virtù della solidarietà, infatti, è necessario valutare l’accertamento di ciascuna singola responsabilità, l’ambito della condanna solidale e il riparto interno del debito risarcitorio.
Lo scorso anno la Suprema corte ha ritenuto poi che fra amministratori e sindaci – convenuti con l’azione di responsabilità – si instaura un litisconsorzio facoltativo fra titolari di un’obbligazione solidale passiva. Di conseguenza non devono necessariamente essere parti in ogni successivo grado del giudizio, e ciò anche quando qualcuno abbia concluso una transazione con la società per la propria quota tale che si sciolga il vincolo di solidarietà.
I giudici hanno poi chiarito che il litisconsorzio diviene invece obbligatorio, ogni volta che la fattispecie di responsabilità presupponga necessariamente l’accertamento della posizione altrui: è il caso della responsabilità dei sindaci, in ipotesi di omessa vigilanza; o di quella degli amministratori non esecutivi. Secondo la giurisprudenza della Suprema corte gli elementi costitutivi della fattispecie, da accertare ai fini del giudizio di responsabilità dei deleganti, sono:
e la condotta, consistente nell’inerzia;
r l’evento, quale fatto pregiudizievole e antidoveroso altrui;
t il nesso causale mediante il giudizio controfattuale, allorché l’attivazione avrebbe impedito l’evento;
u la colpa, che assume le connotazioni previste dalla legge che è presunta.
Ricorrendo tali circostanze l’accertamento dell’illecito dell’amministratore (operativo) integra un elemento necessario della fattispecie di responsabilità in capo al soggetto tenuto alla vigilanza. Pertanto, a tutela del diritto di difesa, l’azione contro quest’ultimo dovrà vedere in causa anche il diretto responsabile.
I giudici di legittimità hanno anche precisato che per affermare la responsabilità dei sindaci, che non hanno impedito il fatto dannoso degli amministratori, occorre provare eventuali fatti omissivi, addebitabili ai medesimi, con necessaria prova dell’omesso esercizio dei doveri loro incombenti e del nesso causale con le condotte degli amministratori gestori.
Gli illeciti penali
In tema di reati societari, invece, la Cassazione ha chiarito che su ciascun amministratore grava l’obbligo di depositare presso l’ufficio del registro delle imprese, entro 30 giorni dall’avvenuta approvazione, una copia del bilancio societario e della documentazione correlata: in caso di inadempimento, ognuno risponde per fatto proprio e, pertanto, il pagamento della sanzione applicata da parte di uno degli amministratori non estingue la sanzione emessa nei confronti di un altro.
Sotto il profilo procedurale, la giurisprudenza di terzo grado ha fatto presente che nel decreto di approvazione della delibera di revoca dei sindaci da parte del tribunale, l’esistenza della giusta causa – a differenza di quanto avviene per la revoca degli amministratori – deve essere verificata dal tribunale con accertamento sommario mediante un provvedimento che integra gli effetti della deliberazione assembleare.

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