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L’amministratore di Spa (o Srl) può essere anche un dipendente

L’amministratore di una Spa (o Srl; in generale: di una società di capitali) può essere anche un dipendente della società. A tre condizioni: che non abbia tutto il potere deliberativo della società; che sia provato il vincolo di subordinazione; che svolga mansioni escluse dalla delega di gestione. A stabilirlo è l’Inps nel messaggio n. 3359/2019 di ieri superando, a distanza di trent’anni, il divieto di coesistenza, per la stessa persona, dei due rapporti: di amministratore di società di capitali e di lavoro subordinato con la stessa società.

Amministratore e dipendente. È dall’agosto del 1989 (circolare n. 179/1989) che l’Inps esclude, in linea di massima, che per i presidenti, gli amministratori unici e i consiglieri delegati di società di capitali possa ricorrere un valido rapporto di lavoro dipendente con la società (con la conseguenza di non riconoscere i contributi ai lavoratori, quindi neppure le prestazioni come la pensione, e di non consentire alla società di dedurne i costi). L’indirizzo è stato parzialmente rettificato dalla possibilità di instaurare un rapporto dipendente tra cooperativa e presidente della stessa (si veda ItaliaOggi del 10 giugno 2011). La giurisprudenza, invece, si è sviluppata in senso opposto, sostenendo a certe condizioni la compatibilità della duplicazione di posizioni giuridiche (amministratore e dipendente, appunto) in capo alla stessa persona fisica. Ed è a tale orientamento che si adegua adesso l’Inps.

Sì al doppio ruolo. La carica di presidente del consiglio di amministrazione, spiega l’Inps, al pari di qualsiasi altro consigliere, non è da ritenersi incompatibile con lo status di dipendente, poiché la persona (il presidente e/o consigliere) è soggetta a direttive, decisioni e controllo dell’organo collegiale. Anche l’amministratore delegato, in linea di principio, può essere dipendente della società, ma ciò dipende dalla portata della delega conferita dal consiglio di amministrazione: se è generale con facoltà di agire senza consenso del cda, spiega l’Inps, è da escludere l’instaurazione di un valido rapporto di lavoro dipendente; se la delega è limitata al solo potere di rappresentanza o a specifiche deleghe è invece possibile l’instaurazione di un rapporto subordinato genuino.

No al doppio ruolo. Il doppio ruolo (amministratore e dipendente) va escluso, invece, nei casi di amministratore unico di società e di società con unico socio, anche se di fatto. Nell’uno e nell’altro caso, infatti, spiega l’Inps, l’unica persona è detentrice del potere di esprimere da sola la volontà propria della società, quindi anche i poteri di controllo, di comando e di disciplina.

Qualifica di dirigente. In caso di ammissione del doppio ruolo, inoltre, l’Inps rende possibile un rapporto dipendente di tipo dirigenziale qualora, tra l’altro, l’assunzione sia avvenuta con tale qualifica; ci sia stato il conferimento della carica di direttore generale da parte dell’organo amministrativo nel suo complesso; ci sia svolgimento effettivo delle relative mansioni.

Tre requisiti. In conclusione, la valutazione della compatibilità dello status di amministratore di società di capitali con lo svolgimento di attività dipendente presuppone, in ogni caso, l’accertamento in concreto, caso per caso, della sussistenza di tre condizioni, indicate in tabella.

Daniele Cirioli

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