Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’America rallenta, tassi ancora fermi

Nessuna novità dalla Federal Reserve che ha concluso il vertice di aprile senza prendere decisioni significative. Prossima riunione a giugno, ma di un aumento dei tassi, fermi a quota zero da sei anni e mezzo, si parlerà davvero solo a partire da settembre. Le novità – notizie non positive – ieri sono venute dall’economia reale: nel primo trimestre il Pil è cresciuto appena dello 0,2%: una frenata che preoccupa i mercati. Più quelli europei, aggrappati alla speranza di una ripresa trainata dalla locomotiva americana, che Wall Street. Il Dow Jones ha, infatti, registrato una flessione non molto significativa (-0,42%), mentre nella Ue le cose sono andate peggio: Milano a – 2,3%, Parigi a – 2,6, mentre a Francoforte la flessione ha superato il 3%. 
Il reddito nazionale Usa sta registrando un andamento simile a quello del 2014 quando un inverno estremamente rigido paralizzò parte dell’economia: crescita zero che, poi, nelle successive revisioni, diventò addirittura un disastroso -2,2%. Ma quando venne reso noto l’America stava già recuperando: crescita al 4,6% da aprile a giugno e al 5% nel terzo trimestre, prima di calare al 2,2% nell’ultimo scorcio del 2014.
Gli analisti più fiduciosi sperano in un anno-fotocopia. Le circostanze del 2015, però, sono diverse: l’impatto dell’inverno, severo anche quest’anno ma non come quello del 2014, non dovrebbe superare lo 0,8% del reddito. Un altro 0,4% è stato sottratto alla crescita dal crollo degli investimenti in infrastrutture per la produzione di energia dovuto al quasi dimezzamento del prezzo del petrolio. C’è poi il calo dell’export (-1%) per via del dollaro forte. Oltre ai problemi, dollaro forte e petrolio a buon mercato dovrebbero dare anche grossi vantaggi all’economia: più reddito disponibile per i cittadini che spendono meno per la benzina e le altre importazioni. Ma molti americani ora si scoprono risparmiatori: non spendono queste risorse aggiuntive. Un aumento dei consumi delle famiglie c’è stato ma solo dell’1,9%: meno della metà del 4,4% dello stesso periodo 2014.
Numeri che spingono al pessimismo? La Fed, che si è limitata a togliere ogni riferimento di calendario dalla nota finale (d’ora in poi i tassi possono essere ritoccati senza preavviso, se le condizioni verranno giudicate adeguate), giudica transitorie le cause del rallentamento. Certo, è difficile che il dollaro torni al livello di un anno fa sull’euro anche se il cambio, che sembrava destinato a raggiungere la parità, ieri è scivolato di nuovo a 1,11.
Ma sul rallentamento del Pil Usa ha pesato anche un altro fattore, quello sì davvero momentaneo: gli scioperi nei porti della West Coast che hanno bloccato per mesi parte dei traffici Usa-Asia attraverso il Pacifico. Difficile valutare l’impatto sul Pil. Ma gli scioperi sono finiti da tempo: come nel caso dei fattori meteo, possiamo ora aspettarci non solo un ritorno alla normalità, ma anche un rimbalzo. Qualche segnale c’è già dal lato dei consumi con gli acquisti di case tornati a crescere a marzo. Ma le imprese Usa continuano a investire col contagocce: l’economia tornerà a crescere nei prossimi trimestri, ma non con l’effervescenza dello scorso anno. La ripresa americana non è svanita, ma è più fragile del previsto.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Pasticcio di golden power alla parmigiana. La Consob ha sospeso, dal 22 gennaio e per massimi 15 gio...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il progetto di integrazione di Stellantis prosegue a marcia spedita. Dopo la maxi cedola di 2,9 mili...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Entra nel vivo la stagione dei conti societari a Wall Street con la pubblicazione, tra oggi e domani...

Oggi sulla stampa