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L’America rallenta Ma Yellen prepara la svolta sui tassi Usa

La Federal Reserve ieri ha rivisto al ribasso le previsioni per la crescita americana nel 2014 (dal 3 al 2,2%) ma, attribuendo questo rallentamento a un inverno straordinariamente rigido che ha paralizzato a lungo buona parte del Paese, ha deciso di continuare a seguire la politica di graduale ritiro degli stimoli monetari all’economia inaugurata sei mesi fa da Ben Bernanke, predecessore dell’attuale capo della Banca centrale Usa, Janet Yellen. La quale – benché convinta che in questa fase la Fed debba sostenere l’economia e l’occupazione, più ancora che garantire stabilità monetaria e bassa inflazione – ha deciso (seguita all’unanimità da tutto il suo board) di ridurre di altri 10 miliardi di dollari gli acquisti mensili di obbligazioni a lungo termine sul mercato. 
In un anno e mezzo di «quantitative easing» l’Istituto ha tenuto bassi i tassi a lungo termine e immesso nuova liquidità nel sistema acquistando obbligazioni immobiliari e titoli del Tesoro per oltre mille miliardi di dollari, ma da sei mesi la Fed ha tolto il piede dall’acceleratore, arrivando a dimezzare gli acquisti mensili. Dal primo luglio questi ultimi verranno ridotto di altri 10 miliardi: 35 miliardi di dollari al mese invece degli originari 85.
Ciò perché, spiega la banca, anche se i numeri del Pil sono peggiorati a causa di gelo e neve, il quadro di fondo resta il medesimo, con l’economia in rapida ripresa in maggio dopo l’«infarto» invernale quando, nel trimestre gennaio-marzo, il Pil è addirittura precipitato in zona negativa (-1%). Un miglioramento complessivo del clima economico che è confermato anche dal mantenimento di una previsione di crescita per il 2015 tra il 3 e il 3,2% e dal buon andamento dell’occupazione: a parte il calo dei disoccupati, fenomeno variamente interpretato dagli economisti e condizionato dall’uscita di molti cittadini dal mercato del lavoro, maggio è stato il quarto mese consecutivo nel quale l’economia ha prodotto più di 200 mila posti di lavoro aggiuntivi.
Insomma, nonostante le pressioni del Fondo Monetario, che ha suggerito agli Usa di ridurre al 2% le previsioni della crescita economica per il 2014 e di posporre ben oltre la metà del 2015 l’inizio del processo di aumento dei tassi d’interesse (vicini allo zero ormai da quasi sei anni), la Fed conferma per ora la traiettoria disegnata nei mesi scorsi. Rimane la prospettiva di un cambio sui saggi d’interesse fra un anno, ma sarà tutto molto graduale: un incremento lento, prevedibile, senza sbalzi, annunciato con largo anticipo. Anche perché l’economia mantiene una sua fragilità di fondo: le decisioni della Fed di ieri segnalano anche la preoccupazione per un potenziale di crescita dell’economia nel lungo periodo che potrebbe essere inferiore a quello fin qui stimato: e, infatti, ieri la Fed ha corretto lievemente al rialzo le previsioni sui tassi d’interesse a breve per il 2015 e il 2016 (2,5% a fine periodo anziché il 2,4 fin qui stimato), mentre l’obiettivo per i tassi a lungo termine viene ridimensionamento dal 4 al 3,75%, proprio per la prospettiva di un’economia un po’ meno dinamica.

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