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Lamentele inutili sui beni ai soci

Sul bene d’impresa utilizzato dallo stesso imprenditore individuale si rischia di fare tanto rumore per nulla. Il divieto di doppia imposizione può infatti sterilizzare, quasi integralmente le norme antielusione del dl 138/2011, ripristinando di fatto le originarie limitazioni alla deduzione previste nel Tuir.

È questa la conclusione alla quale si deve giungere dopo la lettura coordinata delle circolari nn. 24/e ed 36/e dell’Agenzia delle entrate, entrambe dedicate allo spinoso tema dei beni concessi in godimento ai soci e familiari di cui all’articolo 2 del dl 138/2011.

La necessità di sterilizzare fenomeni di doppia tassazione dei maggiori redditi d’impresa e redditi diversi ha infatti costretto le Entrate a fare marcia indietro ritornando, di fatto, al principio di inerenza normativamente sancito nel Testo unico delle imposte sui redditi.

Il tema merita di essere brevemente ripercorso anche perché la normativa sui beni ai soci deve essere tenuta adeguatamente in considerazione in vista del versamento del secondo acconto d’imposta 2012 in scadenza con il prossimo 30 novembre.

La problematica inerente l’utilizzo del bene dell’impresa individuale nella sfera privata dell’imprenditore stesso è stata introdotta dalla circolare n. 24/e del 15 giugno 2012.

In tale documento di prassi infatti l’Agenzia delle entrate precisava come, per ragioni di ordine logico-sistematico, si dovevano ritenere ricompresi nell’ambito di applicazione della disciplina antielusiva sui beni ai soci anche nell’ipotesi del «soggetto residente e non residente che nella sfera privata utilizza in godimento beni della sua impresa commerciale residente nel territorio dello Stato».

Alla luce di questa presa posizione delle l’imprenditore individuale che utilizzava un bene della sua impresa nella sfera personale si trovava assoggettato alla duplice conseguenza prevista dal dl 138/2011 ovvero: maggior reddito d’impresa per effetto dell’indeducibilità dei costi afferenti tale bene e reddito d’impresa pari alla differenza fra il valore di mercato del godimento e il corrispettivo pattuito, peraltro con se stesso, per l’ utilizzo personale.

Dopo questa vera e propria «forzatura» non soltanto delle disposizioni antielusive sui beni concessi ai soci ma anche dei principi generali che governano i redditi d’impresa, l’amministrazione è corsa ai ripari provvedendo a ripristinare le condizioni iniziali attraverso la circolare n. 36/e del 24 settembre 2012.

In tale documento di prassi l’Agenzia delle entrate si preoccupa di sterilizzare le disposizioni sui beni ai soci in relazione ai profili di doppia tassazione che possono verificarsi nelle ipotesi di soci di società trasparenti e degli imprenditori individuali.

In tale documento si legge infatti che l’ipotesi di una doppia tassazione del medesimo presupposto impositivo «..si può verificare nell’ipotesi in cui l’utilizzatore coincide con l’imprenditore individuale..». In tale ipotesi, continua la circolare, «… si produrrebbe la tassazione di un maggior reddito d’impresa imputato all’imprenditore individuale corrispondente all’indeducibilità in capo al concedente dei costi del bene dato in godimento, e la concomitante tassazione di un reddito diverso determinato ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera h-ter) del Tuir».

Al fine di evitare tale fenomeno, continua inoltre la circolare n. 36/e, si ritiene che il reddito diverso da assoggettare a tassazione in capo all’utilizzatore debba essere ridotto del maggior reddito d’impresa imputato allo stesso utilizzatore (imprenditore individuale) a causa dell’indeducibilità dei costi del bene concesso in godimento che ha generato il reddito diverso.

Ora la coincidenza fra il titolare del maggior reddito d’impresa e del reddito diverso che si realizza sull’imprenditore individuale può portare ad una sterilizzazione totale del secondo sulla base del maggior valore del primo dovuto all’utilizzo personale del bene.

Quando ciò si verifica si finisce per tornare alla situazione ante dl 138/2011 dove la deducibilità dei costi di un bene a uso promiscuo era già limitata in base al principio di inerenza.

L’unico caso in cui le norme dl 138 si faranno sentire sull’imprenditore individuale è individuabile nella situazione in cui il valore normale del godimento sia superiore al totale di costi indeducibili sul bene.

In tutti gli altri casi insomma solo tanto rumore per nulla.

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