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L’ambasciatore Usa: cosa frena l’Italia? I processi da voi vanno al rallentatore

MILANO

«Quanti di voi pensano di lavorare in questo Paese dopo gli studi?». Appena tre, quattro forse cinque studenti della Bocconi alzano la mano. Gli altri 150 sono convinti che l’Italia non offrirà loro il lavoro che cercano. Chi ha ragione? I primi se non si proseguirà nelle riforme, specie in quella di un sistema giudiziario che scoraggia gli investitori stranieri, dice l’ambasciatore Usa John Phillips.

Phillips parla con cognizione di causa davanti agli universitari. Prima di diventare rappresentante in Italia degli Usa nel 2013, per oltre 40 anni è stato un importante avvocato di Los Angeles specializzato in diritti civili e dei consumatori e in materia ambientale, decisivo nella nascita delle norme che premiano i whistleblower , coloro che denunciano i reati dentro le amministrazioni. «L’Italia ha quasi tutto ciò che si può sognare», esordisce, ma deve ancora fare molto per risalire la classifica europea che la vede all’ottavo posto per investimenti americani, mentre «dovrebbe trovarsi al secondo o al terzo». Bene le riforme, ma ci vuole di più. «Non sono qui a fare una lezione su cosa il governo dovrebbe fare», premette, ma per offrire «consigli» su come «rispondere alle preoccupazioni» delle imprese Usa per avere «più posti di lavoro e crescita». La giustizia è al primo posto. I manager americani sono scoraggiati ad investire in un Paese in cui la giustizia civile «è troppo lenta», dove ci vogliono «oltre tre anni per una decisione di primo grado su una semplice questione contrattuale» con milioni di dollari che rimangono immobilizzati, mentre negli Usa il 90% dei casi si chiude con una mediazione senza processo. Con l’introduzione della negoziazione obbligatoria si è intrapresa la giusta strada. Ok anche ai tribunali delle imprese, che hanno risolto il 70% dei casi in meno di un anno, ma si dovrebbe assegnare loro anche la competenza sui contratti, «esattamente il messaggio che l’Italia dovrebbe mandare agli investitori stranieri». Magistrati specializzati anche per le bancarotte produrrebbero risultati consistenti e veloci in modo «corretto e trasparente» per creditori e debitori.

Ci sono poi le indagini a Milano per frode fiscale su multinazionali accusate di operare in Italia ma di far risultare la sede in altri Paesi per ottenere vantaggi fiscali. L’ambasciatore non dice se si riferisce a quella su Apple (che ha versato circa 300 milioni) o Google oppure Amazon (entrambe in corso), ma dice che le società sono state «accusate» per pratiche «considerate coerenti con principi contabili generalmente accettati altrove in Europa e nel mondo». L’Italia potrebbe «lavorare con i partner europei» su «uno schema fiscale» che sia «trasparente e ragionevolemente facile da comprendere», è l’invito. Resta, però, che i giudici italiani «dovrebbero essere più pragmatici» e tenere conto delle conseguenze delle loro decisioni. Gli Usa vedono con favore anche gli interventi sulla burocrazia nel solco della riforma Madia. L’ambasciatore è ottimista: «Il governo Renzi sta spingendo l’Italia nella giusta direzione, è il momento di continuare a spingere avanti».

Giuseppe Guastella

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