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L’altolà di Juncker all’Italia “Già 19 miliardi di flessibilità” Renzi: rispettiamo le regole

La stilettata di Jean-Claude Juncker arriva in mattinata: «Senza la flessibilità che abbiamo introdotto combattendo contro chi sapete, l’Italia avrebbe potuto spendere 19 miliardi di meno. Ora l’Italia ne chiede di più». Come dire, non esagerate con le pretese. Poi la carezza: «Non siamo ciechi, vediamo che il Patto di stabilità deve essere in linea con il ciclo economico». Come dire, non interpreteremo le regole in modo dogmatico. E seguono le lodi per le politiche del governo sui migranti («ammiro l’Italia, salva migliaia di vite al giorno»). Un doppio registro che a Bruxelles spiegano con un fastidio e un timore. Il fastidio è per la polemica innescata da Renzi a Bratislava, con le critiche non solo a Hollande e Merkel ma allo stesso presidente della Commissione («Juncker dice tante cose belle, ma poi non vediamo i fatti»). Il timore è invece che l’Italia si allarghi troppo sul bilancio 2017, rendendo ingestibile la situazione. Anche se il premier ieri sera ha ridimensionato: «Juncker è stato di parola introducendo la flessibilità, noi rispettiamo le regole, anche quelle capestro che non ho votato io».
Juncker e Renzi hanno stretto un accordo politico, benedetto da Merkel, sulla possibilità di dare ulteriore respiro ai conti italiani nonostante i 19 miliardi già accordati a Roma nel 2015-2016. Patto confermato a Bratislava venerdì scorso e ribadito sottotraccia in questi ultimi giorni di polemiche, tanto che un “ambasciatore” renziano ha recentemente girato a Renzi un sms ricevuto proprio da Juncker: «Di’ a Matteo che sul bilancio non ci sono problemi ». Eppure nelle ultime ore c’è un nuovo elemento a far salire la tensione. In Commissione raccontano di avere avuto indicazioni preoccupanti dal Tesoro, da dove hanno fatto sapere che potrebbero non bastare gli 8-10 miliardi di flessibilità sui quali si negozia (nel 2017 lasciare fermo il deficit al 2,3-2,4% del 2016, non rispettando il target dell’1,8%). La crescita al di sotto delle aspettative apre un buco che Roma potrebbe chiudere facendo addirittura salire il deficit, magari fino al 2,6%. Concessione impossibile per Juncker.
Ecco spiegato l’altolà di ieri firmato Juncker. Che comunque nella pomeriggio, contattato tramite canali riservati dal governo, ha fatto sapere che la sostanza del patto politico con il premier regge. «Ma no, quei 19 miliardi erano solo un esempio di quanto lo abbiamo aiutato», è il messaggio recapitato a Roma con la promessa che «continueremo a sostenere Renzi». D’altra parte Juncker, come ripete nelle conversazioni private, resta convinto che «Renzi ha bisogno dell’Europa e l’Europa ha bisogno di Renzi». Da qui l’ammorbidimento in serata del premier.
Ora tocca a Padoan e Moscovici trovare la soluzione tecnica di un difficile negoziato che potrebbe chiudersi con un accordo intorno al 2,3%. Tramontata l’idea di ribaltare la decisione dell’Ecofin, per il quale la flessibilità per riforme e investimenti per l’Italia è esaurita, si cercano vie alternative. Si lavora al riconoscimento di alcune attenuanti che giustificherebbero il mancato risanamento: crescita e inflazione sotto le aspettative più uno sconto per il sisma e i migranti. Impostazione confermata pubblicamente in serata dallo stesso Renzi: «In presenza di eventi eccezionali ci può essere un margine diverso, immigrazione e rischio sismico saranno fuori dal Patto. L’ho illustrato a Juncker a Bratislava e credo che ci sia il consenso europeo».

Alberto D’Argenio

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