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L’«allerta» può attivare il Pm

Decolla la riforma del diritto fallimentare. Che a questo punto potrebbe diventare uno dei punti veramente qualificanti di questo scorcio finale della legislatura. All’interno della maggioranza, si fa sapere dal ministero della Giustizia, è stata raggiunta l’intesa politica per arrivare a una rapida approvazione al Senato del disegno di legge. Senza emendamenti, evitando in questo modo di rinviare il testo alla Camera, con successivo intreccio con la sessione di bilancio e allungamento dei tempi. E al ministero si stanno già scaldando i motori (in vista l’istituzione di un gruppo di lavoro) per la redazione del decreto delegato. L’obiettivo, anche dopo lo stralcio della parte dedicata all’amministrazione straordinaria, è di arrivare a un restyling complessivo della Legge fallimentare, approvando un vero e proprio testo unico dell’insolvenza.
L’accordo sulla legge delega, al momento in discussione in commissione Giustizia e dalla prossima settimana all’ordine del giorno dell’Aula, dovrebbe così permettere l’introduzione di un pacchetto di modifiche alla nostra legislazione della crisi d’impresa, più volte sottoposta a modifiche in questi anni, facendo debuttare novità assolute per il nostro ordinamento e da tempo assai discusse. Sopra a tutte, senza dubbio, l’introduzione di misure d’allerta. Nella versione messa a punto con i criteri di delega della commissione Rordorf (la commissione della Giustizia che ha preparato il testo del provvedimento) viene previsto un meccanismo di emersione tempestiva delle situazioni di crisi d’impresa, nell’intenzione di evitare che difficoltà magari temporanee e ancora risolvibili sfocino poi in un’insolvenza conclamata.
Nel passaggio alla Camera, nel febbraio scorso, è stato sciolto uno dei nodi più delicati ammettendo che i creditori qualificati, Fisco e Inps, effettuino la segnalazione dei casi di mancato pagamento di imposte e contributi. Segnalazione però che andrà indirizzata non più all’autorità giudiziaria, ma all’organismo di composizione della crisi, istituito nell’ambito della disciplina del sovraindebitamento delle persone fisiche e delle piccolissime imprese, che si conferma centrale nello sviluppo della procedura. Sarà lui infatti a dovere formulare una proposta, entro 6 mesi dalla proposizione dell’istanza, per arrivare a un’uscita soft dalla fase di difficoltà.
Per incentivare l’imprenditore a rendere evidente l’impasse gestionale e a bilanciare lo sbocco giudiziale con segnalazione al Pm in caso di inefficacia della allerta, scatterà poi anche un aiuto di natura penale, con una copertura da possibili contestazioni di alcuni fatti di bancarotta.
Significative poi anche le modifiche alla disciplina del concordato preventivo, dove, alla legittimazione per il terzo a promuovere il procedimento nei confronti dell’imprenditore ormai in insolvenza, si affianca la revisione dei poteri del tribunale non in astratto, ma con particolare riferimento alla valutazione della fattibilità del piano «attribuendo anche poteri di verifica in ordine alla realizzabilità economica dello stesso».
Esteso poi l’obbligo del sindaco unico a tutte le società a responsabilità limitata che si pongono al di sotto della soglia di 2 milioni di ricavi o 10 dipendenti.
Ma nella delega trovano posto anche modifiche al Codice civile di particolare importanza come il dovere dell’imprenditore e degli organi sociali di istituire assetti organizzativi adeguati per la rilevazione tempestiva della crisi e della perdita della continuità aziendale. Non solo. Nel Codice dovrà essere anche regolamentato il dovere, sempre per imprenditore e organi sociali, di attivarsi per l’adozione, anche qui tempestiva, di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale. E ancora, a corollario, sempre nel Codice dovranno essere inseriti i criteri di quantificazione del danno risarcibile nell’azione di responsabilità promossa contro l’organo di amministrazione della società.

Giovanni Negri

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