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L’allarme di Visco sui giovani Neet: «Sono uno spreco drammatico»

Quali saranno le conseguenze dello choc provocato dalla pandemia da Covid 19 su debito pensionistico, debito pubblico e più in generale sul sistema italiano del welfare? Su questi interrogativi si è concentrato il Forum «Stati Generali delle pensioni», che si è tenuto ieri attraverso un webinar organizzato dall’Università Bocconi e da Deutsche Bank Italia e presentato dal rettore Gianmario Verona e dal chairman e ceo di Deutsche Bank Roberto Parazzini.

L’evento che aveva come obiettivo mettere a confronto accademia e istituzioni su temi delicati e di lungo periodo ha avuto per protagonista il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, nell’intervento di apertura. È seguita una tavola rotonda coordinata dal professor Carlo Ambrogio Favero, dell’Università Bocconi, cui hanno partecipato la presidente di Ania e della Fondazione Ania Maria Bianca Farina, l’economista e docente di economia politica all’Università di Torino Elsa Fornero, autrice della riforma pensionistica che porta il suo nome, l’ec0nomista Francesco Giavazzi, il professor Luigi Guiso, dell’Einaudi Institute for Economics and Finance, il direttore generale del Mef Davide Iacovoni, il presidente dell’Inps Pasquale Tridico. Le conclusioni sono state tratte dal consigliere delegato dell’Università Bocconi Riccardo Taranto. Il governatore Visco nel suo intervento ha posto l’accento sulla gravità del problema dell’alto numero di giovani che non studiano e non seguono percorsi di formazione, i «Neet» (Not in Education, Employment or Training), un dramma su cui è urgente intervenire. L’Italia, ha osservato il governatore, è «al primo posto per la percentuale di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione», con oltre due milioni di giovani: il 22 per cento della popolazione in questa fascia di età, di cui il 33% nel Mezzogiorno». Si tratta «di un drammatico spreco di potenzialità a livello non solo economico, con conseguenze particolarmente gravi sul piano sociale», perché «da questo soprattutto dipende il futuro del Paese e, in ultima istanza, il rientro da un debito pubblico molto elevato e la sicurezza del mantenimento degli impegni sul fronte previdenziale». Inoltre, riportare nel prossimo decennio il tasso medio di espansione del Pil in termini reali all’1,5% potrebbe essere più agevole «puntando sul recupero dei ritardi nel campo della digitalizzazione e sul rilancio della spesa nella scuola e nella ricerca».

Centrata sui giovani anche l’analisi dell’ex ministra Elsa Fornero. «Per i giovani bisogna prevedere contributi figurativi a carico dello Stato pagati con il ricorso ad una tassazione progressiva e non con i contributi sociali per permettere a quanti sono temporaneamente fuori dal mercato del lavoro, di maturare contributi». Temi solo apparentemente «tecnici», ma che racchiudono una profonda valenza etica. Come ha ricordato il chief country officer di Deutsche Bank Italia «la previdenza è un atto d’amore e di responsabilità, ancora prima di un’esigenza sociale». Per questo «si tratta di comprendere il valore che avrà domani il denaro risparmiato oggi, di ridurre o azzerare i debiti nell’età in cui non si svolgerà alcuna attività lavorativa, di conoscere e valutare il terzo pilastro o più in generale gli strumenti, di investimento o assicurativi, adatti alla creazione di rendite o alla riduzione del rischio in generale».

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