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L’allarme di Padoan: «Le criptovalute possono far male»

«La blockchain è una tecnologia. Un conto è la tecnologia e un altro è l’uso che se ne fa. Essa non crea bolle, ma lo fa la speculazione legata alla criptovalute. Tutto questo sistema dovrà essere regolato. Le banche centrali si stanno attrezzando e stanno valutando se emetterne (di criptovalute, ndr) in modo da evitare bolle, che poi esplodono e fanno danni». A parlare è il ministro per l’Economia Pier Carlo Padoan, in occasione dell’evento OpenItaly sull’innovazione, organizzato al Politecnico di Milano da Enel Foundation e Aifi. Il ministro è intervenuto sul tema sollecitato da una domanda del pubblico e ha alzato la palla ai manager che sono intervenuti dopo di lui (presente il top management di gran parte delle controllate pubbliche). Il nuovo ad di Poste, Matteo Del Fante, confermando della linea espressa dal ministro, ha alzato il velo su alcune iniziative legate allo sviluppo dei pagamenti digitali, che saranno uno dei pilastri del piano industriale che la società dei recapiti presenterà il 27 febbraio.
«Abbiamo avviato alcune iniziative su blockchain che ci aiuteranno nello sviluppo dei pagamenti digitali – ha detto Del Fante – . Stiamo sviluppando una piattaforma di pagamenti; attraverso le App e le registrazioni possiamo fare perno su 20 milioni di clienti. Guardiamo anche alle prospettive che si aprono con il Fintech». Nei giorni scorsi Poste Italiane ha avviato le procedure per scorporare le attività dei pagamento dal Bancoposta spostandole in Poste Mobile, che in quanto operatore telefonico consentirà di agevolare i pagamenti attraverso App.
L’ad di Enel, Francesco Starace, ha spiegato la strategia del gruppo sull’innovazione. «Non entriamo nel capitale delle startup con investimenti di venture capital – ha detto il manager -. Abbiamo invece aperto hub in giro per il mondo, partendo da Israele. San Francisco, Mosca. Ora ce ne sono 7. Quello che facciamo come azienda è indicare quali problemi abbiamo per poi vedere quali soluzioni chi innova ci propone. A un anno di distanza dall’avvio di questo progetto i risultati sono interessanti: abbiamo fatto lo scouting di 2.900 startup, dopo lo screening siamo scesi a 140 progetti. Di questi, 35 sono aziende nuove che stanno crescendo e noi le sosteniamo per aumentare la loro dimensione».
L’ad di Fs, Renato Mazzoncini, ha parlato delle prospettive per il trasporto merci su mobilità elettrica che si possono aprire dopo la fusione con Anas. Stiamo ragionando su «una osmosi tra ferrovie e strade partendo dagli esperimenti del Nord Europa per elettrificare le strade. Non c’è fisicamente lo spazio per portare il 93% delle merci dalle strade alle ferrovie, sulle quali oggi viaggia appena il 7 per cento di questo trasporto». Mazzoncini ha spiegato che «in Svezia stanno studiando un sistema di elettrificazione delle high way per far viaggiare camion elettrici. Del resto basta elettrificare il 10% delle strade per spostare l’80 per cento del traffico merci. Vogliamo investire in Italia con l’integrazione Fs e Anas e diventare leader i Europa nell’elettrificazione delle strade». Il programma di espansione all’estero ha portato Fs a entrare in sei paesi europei, tra cui anche la Grecia; dall’estero arrivano circa 2 miliardi del fatturato del gruppo. Con l’acquisizione in Grecia, esportando il nostro know-how – ha detto – faremo saltare 20 anni di mancato sviluppo nelle ferrovie regionali. Siamo presenti anche in Olanda, siamo il secondo operatore in Germania e siamo presenti in Inghilterra».

Laura Serafini

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