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Per l’allarme lavoro si parte da donne, giovani e nuova Cig

Sono almeno 200 mila le lettere pronte a partire dal 31 marzo quando scadrà il blocco dei licenziamenti in vigore dal marzo del 2020. Ed è questo drammatico scenario che ha portato il neo ministro del Lavoro Andrea Orlando a convocare, ieri da remoto e prima ancora che il governo riceva la fiducia, i segretari generali di Cgil-Cisl-Uil, Landini, Furlan e Bombardieri. «È necessaria una proroga del blocco dei licenziamenti», hanno chiesto all’unisono i rappresentanti dei lavoratori che nel pacchetto mettono naturalmente anche la proroga della cassa integrazione, i contratti di espansione, il varo immediato del decreto Ristori con interventi anche per precari e non tutelati. «I due messaggi che intendo dare sono: risolvere le urgenze come la crisi occupazionale di donne e giovani e varare una riforma degli ammortizzatori sociali di cui mi impegno a portare una bozza entro fine mese», ha detto il ministro Andrea Orlando durante la riunione e ha fatto cenno anche ad un progetto per le politiche attive del lavoro.
Un pacchetto di questioni che dovranno passare naturalmente sul tavolo di Palazzo Chigi e del Tesoro. Ma l’impegno dello stesso Mario Draghi sull’emergenza lavoro è emerso già ieri con una telefonata del premier giunta durante l’incontro domenicale. Sul fronte del Tesoro, dove il ministro dell’Economia Daniele Franco, oggi ottiene “da remoto” il battesimo del fuoco dell’Eurogruppo, seguito domani dall’Ecofin, l’urgenza riguarda il varo del cosiddetto decreto Ristori per il quale è già stato ottenuto lo scostamento di bilancio per 32 miliardi e che conterrà le misure trattate nel vertice Orlando-sindacati.
Lo schema di cui fino ad oggi si è parlato prevederebbe una proroga fino all’autunno del blocco: i sindacati chiedono una copertura finché ci sarà una emergenza Covid, ma la riforma degli ammortizzatori sociali con una assegno-paracadute per chi ha terminato il trattamento di disoccupazione o la cig potrebbe consentire una uscita morbida a scaglioni salvaguardando in prima battuta il settore più scoperto dei servizi e pilotando un ammorbidimento del catenaccio per l’industria, settore dotato di una struttura più forte di ammortizzatori sociali. Proprio la proroga della cassa integrazione che scade tra marzo e giugno è l’altro tema di grande urgenza: l’idea circolata fino ad oggi è quella di una proroga di 26 settimane per i servizi, di 4 per l’industria con un costo di 5-6 miliardi. Le risorse necessarie potrebbero essere anche di maggiore entità e per questo i sindacati hanno chiesto al governo di fare richiesta a Bruxelles di attivare ancora una volta il fondo Sure, destinato agli ammortizzatori sociali, dal quale abbiamo già avuto 27,4 miliardi di cui 24 vengono rendicontati ora e altri 4 a giugno- luglio. Una partita in cui la presenza di Draghi e di Daniele Franco sarà decisiva.
Il decreto Ristori dovrà occuparsi anche delle partite Iva e delle categorie, a partire dal turismo invernale, che hanno subito in gennaio un nuovo giro di chiusure e limitazioni. Qui si tratta di stabilire le modalità dei ristori e di stabilire come dovranno rientrare all’erario i 14 miliardi di tasse il cui versamento è stato bloccato nel 2020. Senza contare gli 8 miliardi che mancano di copertura nella legge di Bilancio al superammortamento (la Confindustria vedrà Orlando domani) e sulle quali le imprese contano in un recupero. Ultima partita – oltre ad Ilva ed Alitalia – la scadenza del 28 febbraio dello stop all’invio di 50 milioni di cartelle esattoriali e pignoramenti da parte dell’Agenzia delle entrate che deve prendere una decisione.
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