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L’allarme di Moody’s sull’Italia «Nel 2015 il Pil resterà a zero»

La produzione industriale continua a scendere, e più veloce del previsto, toccando a settembre il -2,9% annuo e calando sotto il minimo del marzo 2009, durante la recessione post crac Lehman Brothers. I consumi elettrici sono pure in flessione, quasi il 3% anno. Stessa cosa per i prestiti delle banche alle imprese e alle famiglie, meno 2,3% annuo. L’economia non riparte e mentre Moody’s, l’agenzia di rating americana, torna a lanciare l’allarme sull’Italia, che rischia un altro anno di stagnazione (il Pil 2015 oscillerà tra -0,5% e +0,5%), il governo si appresta ad un difficile confronto parlamentare sulla legge di Bilancio. 
La minoranza del Pd ha presentato moltissimi emendamenti che puntano a concentrare e rafforzare gli sgravi fiscali del 2015 sui redditi più bassi. Ma anche la maggioranza del partito propone qualche intervento «pesante», come il ripensamento in senso più favorevole della tassazione del Tfr in busta paga.
Il governo, intanto, ieri ha presentato l’emendamento che recepisce l’accordo con la Commissione Ue sul deficit. I 3,3 miliardi accantonati nel fondo per la riduzione delle tasse vengono dirottati a riduzione dell’indebitamento, e nella manovra entra anche il regime del «reverse charge» dell’Iva per supermercati, ipermercati e discount alimentari. Dal nuovo meccanismo, che scongiura ogni possibile elusione dell’imposta, sono attesi 730 milioni l’anno. In attesa dell’ok definitivo di Bruxelles, l’incasso è però formalmente, anche se temporaneamente, «affidato» ad un aumento delle accise.
Nell’ambito dei saldi complessivi il governo è disposto a ragionare su possibili modifiche e non è escluso che possa accontentare alcune richieste della minoranza Pd. Tra le sue richieste, oltre all’aumento di 700 milioni dei fondi per gli ammortizzatori sociali, c’è anche quella di limitare la concessione del bonus di 80 euro ai redditi fino a 16 mila euro annui lordi, e di condizionare gli sgravi Irap alle sole assunzioni a tempo indeterminato «aggiuntive». Anche nella maggioranza del Pd, tuttavia, c’è chi propone di mettere tetti più stringenti ai benefici, come il bonus bebè, limitato alle mamme con un reddito Isee non più di 70 mila euro. Gli emendamenti sono oltre 4 mila, ma l’obiettivo è discuterne «solo» 500. Nel frattempo, rischia di aprirsi un altro fronte: il sottosegretario all’Economia Baretta ha messo in dubbio la tenuta del welfare pubblico, aprendo alla sanità integrativa.

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